domenica 19 giugno 2016

Lentezza, femminile, plurale

Il festival della lentezza è un'invenzione straordinaria di difesa da questi tempi frenetici,
è un invito alla riflessione, il desiderio, controcorrente, di recuperare ritmi più vicini alla natura.
E' un discorso sulla globalità della vita dell'uomo; l'alimentazione, l'educazione, l'arte, la politica e l'economia che nella smania di produrre materiali e ricchezze e rendere in modo più efficiente hanno perso di vista la qualità ed il benessere delle persone e delle comunità.

All'incontro "oltre il multitasking: l'illusione del controllo e la ricerca dell'equilibrio" ci sono tre donne bellissime (life-coach) che spiegano con lucidità ed intelligenza le trappole in cui cadiamo più spesso  noi abitanti dell'universo femminile ansiose di far stare bene chiunque abbiamo intorno, che siano familiari, colleghi/e o amici.
Alcune frasi che ci sentiamo ripetere fin dall'infanzia possono influenzare il nostro comportamento allocentrico fino a consumare ogni nostra energia per soddisfare gli altri; per esempio: tu sei brava, puoi fare di meglio, lo fai tu perché ti riesce facilmente, fai anche questo tanto hai tempo...
Oppure altri condizionamenti e consigli che puntano sull'umiltà come dote femminile che quindi non dovrebbe richiedere gratificazioni, aumenti di stipendio e avanzamenti di carriera per non risultare troppo mascolinizzata. Tutto questo, insieme ad una certa predisposizione alla creazione di relazioni sociali tende ad esaurire le risorse energetiche di tante donne che si affannano ad essere perfette come mogli, madri, lavoratrici, padrone di casa e badanti di anziani parenti.
                   Equilibrio
                           .
                           .
                           .
Allora bisognerebbe riscoprire la "lentezza" nei gesti quotidiani, la capacità di delegare e chiedere aiuto ai propri familiari senza l'ansia di dover risultare per forza delle superdonne, anche fermarsi e prendersi cura di sé è un pensiero di cura per gli altri che godranno della nostra ritrovata energia e gioia di vivere.

La pedagogista e terapeuta  Paola Cadonici ci parla della donna; "maestra di lentezza", che con un filo, lentamente, tesse, cuce, ricama e annoda le trame della famiglia.  A partire dalle Parche che hanno in mano il filo della vita e della morte di ognuno, passando per Penelope che usava il filo come arma per tenere in pugno i proci ed arrivare ad Arianna che diede a Teseo il filo che gli avrebbe salvato la vita, se usato bene. Dare il filo in mano all'uomo è una metafora, è come insegnare ad un figlio ad essere autonomo, dargli gli strumenti per vivere poi la propria vita indipendente dagli altri.
Diventare autonomo è avere rispetto di sé e potersi relazionare in modo funzionale con gli altri.

Alcune insegnanti steineriane hanno poi condotto un incontro sulla "cura dell'infanzia come capacità di attesa", attesa dei tempi di apprendimento del singolo bambino che è diverso da quello di tutti gli altri. Questa pedagogia divide i gradi di sviluppo in settenni, nei primi tre dei quali si ha bisogno di qualcuno che ci accompagni alla vita autonoma per poi essere in grado di andare a ricercare da soli quello che ci fa stare bene. In questo pensiero ritrovo molto del buon senso di una volta e dei miei studi su Piaget e psicologia dello sviluppo. Nel primo settennio l'apprendimento avviene per imitazione ed è quello in cui dobbiamo imparare il ritmo sonno-veglia e a respirare; alternare quindi momenti di espansione e concentrazione, "stare nel tempo".  Il secondo settennio è il più ricco di modificazioni fisiche, avviene la maturazione sessuale e psicologica tale da permettere l'apprendimento scolastico. Quello che caratterizza questa pedagogia è l'entusiasmo che si respira a scuola, il rispetto dei tempi non solo dei bambini ma della natura che viene conosciuta attraverso l'esperienza diretta con il lavoro nell'orto e nella trasformazione in cibi da condividere poi a scuola.
Dopo una serie di risposte alle numerose domande del pubblico le maestre ci hanno lasciato con una piccola lettura dal testo "Eterna infanzia" che tratta di come ci poniamo di fronte all'infanzia; stato eterno dell'essere che non finisce mai, anche da adulti ne conserviamo sempre un ricordo, una traccia.
E' stato interessante notare quante insegnanti di scuole statali e private abbiano poi evidenziato le differenze con le proprie esperienze che, al confronto, risultano obsolete e cariche di impedimenti burocratici e linee educative poco vicine ai ritmi dei bambini.
Riflettiamoci su.



venerdì 17 giugno 2016

Mauro Corona al festival della lentezza

E' uno scrittore famoso, è un uomo coraggioso e soprattutto sincero che non racconta di sé per ostentazione ma per chiarificare percorsi di vita dolorosi e impegnativi che è riuscito a superare grazie alla comprensione dei valori che meglio definiscono gli esseri umani: la famiglia e l'amore per la natura. E' riuscito a trovare lucidità all'interno della sua dipendenza e a ritrovare la stima di sé nel voler conservare quella dei suoi figli. E' riuscito a trovare un equilibrio arrampicandosi sul bordo delle montagne e superando la situazione fortemente pregiudicante della sua famiglia d'origine formata da una madre finita in coma tre volte per le botte ricevute dal padre.
Poteva finire male anche lui ma ha trovato i libri, i poeti, i pensatori come Borges, La Rochefoucauld, Pessoa e Tolstoj e ha cominciato a scrivere e a capire le persone e le intenzioni buone e malvagie.
Ha parlato di lentezza come di una risorsa, di un modo di pensare in questi tempi frenetici che ci spingono a fagocitare esperienze ed accumulare oggetti che non hanno tutto il valore che gli si vuole attribuire. Vivendo con lentezza si assapora meglio quello che la vita ci pone davanti, che sia una pur semplice camminata in un parco, se non un'arrampicata, una lettura fatta con attenzione, un lavoro manuale che attraverso le sensazioni tattili e la soddisfazione aumenta l'autostima e l'identità personale rendendoci liberi da tante influenze del mercato e in grado di ragionare autonomamente.

giovedì 16 giugno 2016

Forza da Giuseppe

Dopo un anno di lavoro, arriva questo periodo strano, periodo di bilanci, di grandi eventi e di saluti. Oltre al caldo si fanno sentire le fatiche accumulate, si comincia a fare il conto alla rovescia, si comincia a non sopportare più di vedere le solite facce e sentire lamentele varie. Tra i vari impegni c'è il seminario di chiusura dell'anno, per fare il punto della situazione e per ragionare su ciò che ci portiamo a casa... E qui intervengono i formatori, e oltre ai soliti complimenti di rito, come il loro ruolo richiede, riescono sempre ad instillare piccole gocce di fiducia e riflessioni profonde che ci ricordano il motivo per cui abbiamo scelto il nostro lavoro, e non potremmo mai accontentarci di fare di meno. O forse questo lavoro ha scelto noi, e in questo caso, non posso che essere più che onorata e orgogliosa di svolgerlo ancora con passione e riconoscenza.

martedì 7 giugno 2016

Da quando so

Di cosa dovrei vantarmi?
I miei sono solo pensieri,
sto solo fermando su carta,
cio' che pensavo ieri.
E' che se lo scrivo mi serve
come se fosse piu' vero,
imparo molto piu' in fretta se e' scritto sul bianco con il nero.
Da quando so chi sono,
non ho piu' bisogno di dimostrarlo.
Da quando scrivo chi sono non posso piu' dimenticarlo.
Puoi urlare, arrabiarti, battere i pugni,
non ho piu' paura che mi lasci i segni,
io segno con forza su carta e sul cuore;
pensieri dolci e precise parole
coscienza che incarna amore profondo.
L'aver superato il baratro, sola,
riempie il mio essere e ingrandisce il mio sogno,
e divento forte e senza paura
di avere di te, ancora bisogno.

sabato 4 giugno 2016

L'arte dell'attesa

So che arriverai presto
e mi preparo a riabbracciarti
sono bravissima a pregustare gli incontri.
Ho tante cose da dirti
 cose che si dicono anche con gli occhi,
se prendessi nota ne riempirei un testo,
per non dimenticarle,
 per non scordare i punti.
 
Amo quest'attesa
questo tempo sospeso
pieno di attività quotidiane
e di pensieri romantici.
 
E resteranno pensieri
perché quando saremo insieme
so già come sarà tra noi:
la mia pelle vuole sentire la tua
la tua bocca vuole stare sulla mia
le nostre mani si cercheranno
perdendosi lungo il corpo.
 
Le parole e le risate dovranno farsi spazio
tra sensazioni e sospiri
tra momenti d'incanto.
 
I pensieri romantici tra noi esistono
solo quando siamo distanti,
quando siamo insieme; immersi uno nell'altro,
prevale la parte di noi più carnale
con cui amare e celebrare la vita.
 


mercoledì 1 giugno 2016

Maga Lenticchia

Maga Lenticchia, signori, che coraggio!
Ha steso i panni fuori, ora che è maggio!
Ha aperto la finestra e c'era il sole
il tempo di girarsi ed ecco l'acquazzone.
 
Maga Lenticchia sa sempre come fare
chiunque glielo dica non sta ad ascoltare,
solleva il mestolo che fa la magia
"gira rigira e vola via".
 
La sua testardaggine è ormai risaputa
in tutto il regno e nell'isola turchese,
nulla ferma la sua scopa fasciuta
alla scoperta di ogni paese.
 
Il suo unicorno si è già rassegnato
a casa spesso rimane da solo,
maga Lenticchia sceglie il Libromatto
da portar con sé in ogni suo volo.
 
E non dimentica mai una matita
per scrivere appunti, pensieri e disegni
non ha più paura, non è mai risentita
da che' si diverte con i suoi vari impegni.
 
Non sa cosa cerca; prova tutto, è curiosa
vuole conoscere, cercar di capire
sperimenta ricette, magie, ogni cosa
che sulla sua strada possa scoprire.
 
Non vi dico poi quando fa pulizia
unicorno Mansueto nasconde in cantina
ogni cosa possa esser buttata via
dal gesto impulsivo della dolce donnina.
 
Quando in cucina gira il minestrone
parla da sola e pare assai contenta
 canta a voce alta un'allegra canzone
nell'aria un profumo di zucca e di menta.
 
Unicorno sa quando è pronto il mangiare;
Lenticchia suona una campana con forza
ovunque egli si possa trovare
è un suono che alcuna distanza smorza.
 
E' dentro di sé, la sente nel cuore
la voce della cara maga Lenticchia
a volte succede che dorma per ore
ma se ha bisogno accorre senza fatica.