domenica 4 giugno 2017

Diario di una viaggiatrice seriale

Eccoci all'aeroporto internazionale di Malpensa per i l nostro breve tour croato. Dopo aver fatto tutti i controlli del caso ci dirigiamo verso il nostro aereo , chissà quale sarà tra i tanti parcheggiati in due file nello spiazzo enorme. Intanto che mi guardo intorno ci fermiamo per dare la precedenza ad un boeing gigantesco dell'Uzbekistan, credo che anche voi non avreste mai immaginato che quello stato così remoto potesse avere un mezzo tanto moderno e non si muovesse ancora su zampe animali. Invece il nostro bus si ferma di fronte ad un piccolo anzi piccolissimo aereo a elica con una breve scritta che lo riempie facilmente tutto: Croatia. E' proprio qui che sorgono i primi dubbi sulla robustezza e capacità del mezzo di arrivare a destinazione; Zagabria (Zagreb), capitale del giovane stato che sa vendere tanto bene le proprie attrazioni naturali e la voglia di vivere e di dimenticare il recente passato. A sentire le nostre battute cominciano a ridere anche i nostri vicini e compagni di viaggio (cosa che ci accade spesso) quindi cerchiamo di limitarci per non farci sentire dall'equipaggio.






                                                   


Comunque sia, saliti tutti i passeggeri (forse una cinquantina) anche se siamo al completo lo spazio è ampio e comodo, calibrato per l'alta statura dei croati e forse per i vicini e anche più alti montenegrini, e ci alziamo dolcemente quanto incredibilmente verso il cielo come su un aereo vero.  Il tramonto ci viene gentilmente offerto in anticipo rispetto al solito dato che ci dirigiamo verso est e il colpo d'occhio sul delta del Brenta o chissà quale fiume abbiamo sorvolato è impagabile.

A questo proposito vorrei inoltrare un reclamo sul fatto che alcune città non siano individuabili dall'alto, dovrebbero avere un simbolo, un motivo di riconoscimento anche da 4.000 piedi perché non sempre i piloti hanno voglia di fare la lezione di geografia ai passeggeri curiosi come me.
Dopo un volo di un'ora e mezza arriviamo nei pressi di Zagreb che è ormai quasi buio, spariscono le strade e gli appezzamenti dei campi e compaiono le luci delle case e delle stelle. E' come se la città volesse rispecchiare o provare ad imitare il cielo stellato. Atterriamo in un aeroporto nuovissimo, moderno e quasi deserto e riusciamo comunque a sbagliare direzione, con lo sguardo in su e la bocca ad "o" per cercare di fotografare il nuovo ambiente seguiamo i nostri compagni di viaggio che al contrario di noi sono giunti a destinazione e ci troviamo fuori. E' l'occasione per mettere alla prova il nostro inglese da turisti estemporanei, ci rivolgiamo a un addetto alla sicurezza che ci risponde in un inglese perfetto e un'espressione funerea che ci mette in allarme rispetto alla gravità del nostro errore. Immagino già di dover fare chilometri e chilometri a piedi per trovare il gate e non riuscire a raggiungerlo in tempo per la nostra coincidenza per Split (Spalato) dove ci attendono i nostri accompagnatori. E' il momento di tirar fuori tutta la nostra prestanza fisica e correre con la valigia verso le partenze, in salita, sulle scale, con il mio compagno che perde i  pantaloni perché ha dimenticato la cintura (nel corso del viaggio dimenticherà anche un cappello e una sciarpa).
Arriviamo ai controlli all'ultima chiamata ed entriamo in aereo con aria indifferente dissimulando perfettamente il fiatone. Questa volta si tratta di un boeing a reazione, anch'esso pieno di gente ma con una netta differenza nel personale di bordo. Tanto le hostess del volo a elica erano mature e pienotte, d'antàn anche nel look, tanto queste sono giovani e snelle, alte, con un taglio di capelli giusto ed il rossetto attuale. Ci addentriamo nel buio più fitto più in alto di prima, ci siamo solo noi e le stelle e un'ora dopo si indovina il mare bordato di lucine. A Split, grande ed importante città costiera, ci aspettano due giovani croati che al contrario di noi parlano benissimo inglese. Uno dei due è particolarmente loquace e socievole, ci racconta di sé e della prossima destinazione cercando le parole più semplici per noi che ci riscopriamo umili e inadeguati ma dopo tre giorni andrà molto meglio. Su una strada scorrevole e quasi vuota dato l'orario, con un panorama che possiamo soltanto immaginare, arriviamo alla nostra meta: Makarska, ridente cittadina che scopriremo soltanto la mattina dopo.

                                                                                                         


Giunti al nostro appartamento all'hotel Miramare, nuovo elegante e dotato di centro fitness e wellness e wi-fi velocissimo ci accorgiamo subito del vento fortissimo che soffia fuori dalla finestra e sibilerà ininterrottamente per tuta la notte e anche quella successiva. La mattina ci sveglia il sole e la musica croata, melodica, ripetitiva come il nostro liscio, si dà il cambio con il vento, suonando ad alto volume per tutto il giorno. Più tardi scopriamo che proviene dalla nave Jadran che porta i turisti avanti ed indietro per il piccolo golfo, le insenature e le isole circostanti.



La città è piena di turisti provenienti da tutta Europa che come noi girano per godere delle meraviglie naturali e della cordialità genuina di questo popolo. In qualunque posto ci troviamo; sia nel percorso nel bosco, sia nelle viuzze più strette e nelle spiagge, aleggia su di noi l'altissimo "Biokovo", il monte che raggiunge fino ai 1.200 m e sembra la mano di una madre pronta alle carezze e alla protezione dei suoi figli. E' una presenza meravigliosa, importante e rassicurante, silenziosa ed evocativa e riempie lo sguardo come e più del mare che qui è sempre abbastanza calmo per via delle numerose isole nei dintorni. Decidiamo di recarci in spiaggia a verificare se qui l'acqua è davvero gelida come si sente raccontare, in effetti lo è... allora invito il mio compagno a passeggiare sulla battigia così da sperimentare l'idromassaggio naturale almeno sulle gambe ma la spiaggia è formata da piccoli sassi e ghiaina che rendono dolorosa la camminata a tal punto che decidiamo di tuffarci per cambiare tipo di sofferenza. In realtà dopo il tuffo e dieci minuti di nuotata per riattivare la circolazione bloccata riusciamo a giocare e divertirci come nelle spiagge da noi già vissute e come i temerari turisti nordici che si buttano senza pensarci un attimo.




Il secondo giorno rispondiamo in inglese in modo comprensibile e proviamo a ordinare al ristorante utilizzando i pochi termini croati conosciuti, non ci sarebbe neanche bisogno perché qui quasi tutti conoscono un po' di italiano ma proprio per questo guadagniamo i complimenti del cameriere che ci rivela la fama negativa di quei pigri italiani che non si sforzano minimamente di imparare alcunché.
Proviamo un piatto di carne deliziosa, delle polpettine allungate e grigliate che si chiamano "cevabcici" e si accompagnano ad una stuzzicante salsa ai peperoni e la birra locale "pivo" Ouiziko, aromatica e buonissima. Comunque, qualsiasi cosa ordiniamo ci viene servita con delle verdure spadellate e delle patatine fritte e i prezzi sono accessibilissimi rispetto alle città italiane. Sul lungomare ci sono i proprietari dei barconi che ci offrono giri turistici anche con i sottomarini per ammirare i fondali, al terzo personaggio che ci chiede se siamo finlandesi (noi, di altezza meno della media!) ci guardiamo e decidiamo di viaggiare con abiti e maglie meno appariscenti che non ricordino alcuna bandiera.
La cosa che più ci colpisce di Makarska sono le persone: sempre gentilissime, rispettose e soprattutto giovani, abbiamo incontrato pochissimi anziani autoctoni e ci siamo dati una triste motivazione.

Questo posto mi ha sorpreso per tanti e diversi motivi ma sempre favorevolmente e ha cancellato diversi pregiudizi su questa popolazione ricca di idee, voglia di fare cose che per noi sono scontate perché acquisite da tempo e capacità di costruire buone relazioni con gli altri.



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