mercoledì 29 marzo 2017

Il pesce che ero.

Di quando ero un pesce mi ricordo la spensieratezza, la gioia di esplorare il mare e fare tanti incontri.
Andavo in giro così, per pura curiosità, non perché avessi fame o dovessi trovare
qualcosa o qualcuno. Mi piaceva incontrare tipi come me; impegnati nella ricerca
di alcunché se non dell'appagamento della propria, inesauribile, curiosità.
Nei fondali più profondi non si vede niente, bisogna intuire le informazioni
dal tipo di pinne in cui ci si imbatte.
Alcuni pesci hanno le pinne morbide, lisce, piacevoli da toccare,
con  questi viene voglia di giocare, sbattere e fare un po' di strada insieme.
Alcuni hanno le pinne tentacolose, viscide e mollicce e non sai se hanno voglia di giocare
o di digerirti con i loro sudori.
Le pinne cicciotte e piene di energia vanno bene da battere per suonare i ritmi più movimentati.
Poi ci sono  pinne secche e screpolate che avresti voglia di riempire di bava per idratarle
e farle diventare morbide e comunicative.
Con altre si potrebbe danzare per ore senza annoiarsi.
Io ero un pesce piuttosto vivace, non stavo mai fermo nello stesso mare per troppo tempo,
 un giorno, dopo una lunga assenza e come sempre quando avevo bisogno di chiarirmi le idee,
decisi di tornare a casa per capire se tutti quelli che avevo incontrato
erano proprio pesci o chissà che altro.
 A questa domanda avrebbe potuto rispondermi soltanto la mia mamma-uccello.


martedì 21 marzo 2017

Briciole di stella

Splendi per me dolce Luna
danza con Sirio
illumina Venere
col tuo lieve candore
fa che io trovi il coraggio
di dire al mio amato che l'amo.
Guidami Stella, portami a casa
unisciti lenta
alle tue sei sorelle
come da sempre
fai per noi marinai
cosi' tra le onde
trovero' la mia strada.
Brillate, voi, Astri
intorno allo sguardo
splendete piu' forte
senza stancarvi
d'ispirare poeti,
canzoni e preghiere
di essere ammirati
da infinite creature
briciole spente da voi generate
all'eterna ricerca
di quell'intreccio lontano.

sabato 4 marzo 2017

Racconta, vento

Il vento soffia                                      
 soffia e racconta
e non posso fare altro
che starlo ad ascoltare.
Sento la sua voce
che arriva da lontano
sento il suo respiro
che si insinua nelle fessure
e gonfia i panni stesi
fino a farli asciugare.
Non sono l'unica
che lo ascolta per ore
l'ho visto fare
agli alberi e al mare.
Si parlano a lungo
raccontano storie
muovendosi con grazia
in armoniosa danza.
Prendi le mie onde
disse il mare,
sollevale, vento
e falle ritornare.
Porta via i miei semi
disse il bosco,
portali in un posto
dove potranno fruttare.
Il vento ascolta e passa
e nel suo abbraccio raccoglie
semi, gocce e parole
per raccontare altre storie.
Dovrei imparare dal vento
a farmi sentire soltanto
dagli ostacoli che scontro
dagli alberi e i mari che incontro.