sabato 22 dicembre 2018

La neve fa quello che vuole

La neve che cade 
scende e non chiede 
il nostro parere.

La neve che arriva 
rallenta e non sente 
le nostre ragioni.

La neve che scende
protegge e nasconde 
senza fare domande.

La neve che copre
racchiude e non vede
le forme più dure.

La neve che danza
leggera confonde
mischiando le ombre.

La neve che fiocca 
colora e non crede
alla notte più scura.

La neve che ghiaccia
pretende e non prega
l'andare più piano.

La neve che vedi
si scioglie domani
ma tu la trattieni
negli occhi sognanti
nei libri illustrati
nel prenderti cura.

sabato 3 novembre 2018

Se muore il muratore

Se muore il muratore
sarà certo un incidente
non si può proprio incolpare
chicchessia, o qual committente.
Sarà stato un pò sbadato
a scontentare il suo cliente.
Ma chi avrebbe mai pensato
che ragioni non ne sente
chi da lui è stato gabbato
e delle ingiurie non si pente!
Il muratore ha lavorato
questo non si può negare,
ha però dimenticato
cosa gli han chiesto di fare.
Non è colpa di nessuno
se è caduto dalle scale
il suo grido ha udito alcuno
quando è rovinato male.
E se prende la corrente
perchè accorto non è stato
non è colpa del cliente
che i contatti ha riattivato
un bel dí, senza sapere
ch' era proprio in quel momento
che quel bravo muratore
avea riposto già il cemento
e provava ad attaccare
luci e pur riscaldamento.
Era un bravo muratore
e peccato che sia morto
lui sapeva far cadere
anche il muro meno storto.
Lui sapeva complicare
ogni impianto in casa altrui
senza troppo faticare
e lasciando angoli bui
pieni zeppi di rotture
di mattoni, ferro e legno
e detriti da smaltire
ma con calma, senza impegno. 
E lasciar sul pavimento
come artistico disegno
le sue impronte; di cemento!
Va il mio addio a quel muratore
che rovinò belle dimore.

domenica 23 settembre 2018

Ritrovo di stormo

Perché il tramonto
 è l'ora dei gabbiani?
Perché insieme 
alle onde e alle campane,
che scoccan sette volte,
c'è tutto questo andar di voli e strida
e non si placa,
se non quando s'adagiano
sull'acqua eleganti, 
attenti
a segnali e movimenti.
Le barche sono in rada,
i bagnanti ormai rientrati,
niente più bambini 
che si tuffano,
rumorosi,
né trilli artificiali
né gelati da scartare.
E' l'ora del tramonto
restiamo ad osservare
lo stormo dei gabbiani
i veri
guardiani
del mare.

mercoledì 5 settembre 2018

A Gavinana

Mia cara Gavinana
che sei così piccina
tu hai una campana
che suona (birichina!)
col sole e con la luna
pare abbia la mattana.

Lei si sente alla fontana
batte ogn'ora, quotidiana,
non temer, non t'abbandona
né nell'orto, né in cantina.
Fino nel bosco lei ti stana,
rifuggire è cosa vana.

Pur rintocca la trentina,
al dover ognun richiama
suona pur per la persona
che fuggì da Gavinana
anni orsono e ben lontana,
e mai più udì la tua campana.

Tiene svegli gli abitanti
e perfino i villeggianti
per cui resta cosa vana
riposare a mente sana
senza sobbalzar di stucco
a sentire ogni rintocco.

E' un piacer per la vecchina
sentir, dolce, la campana,
che raduna alla chiesina
ogni anima lontana
ed allegra, sì, scampana,
per la messa mattutina.

Poco su dall'Apiciana
giace alfine chi la vena
più non usa e steso in piano,
si riposa, e che sia pena,
o sia fortuna,
scampa almeno alla campana!

giovedì 5 luglio 2018

Figlia del mare

Dove sei, figlia del mare?
Distratta da riservati mirtilli,                                                                                                              rabbuiata dagli alti fusti che cercano il sole,                                                                                          protesa verso altezze                                                                                                                                  che non conosci.

Dove sei se fin dentro al bosco
ripensi all'apnea sotto alle onde, rombanti e schiumose?

Dove sei se alla resina dolce paragoni il lentischio,
che profuma di casa?

Dove sei se tra i rami intricati senti il sale che secca la pelle,
e la bocca,
ma ti rende più bella?
Dove sei, figlia del mare?
Torna nel blu,
il verde non ti sa bastare.

venerdì 18 maggio 2018

Basta saperlo

Quando siete felici
non importa che lo diciate
o che lo dissimuliate
o che, per scaramanzia,
lo neghiate.
E' sufficiente che lo sappiate.

martedì 8 maggio 2018

Restate, parole.

Dove siete, parole?
A cantare l'amore
a descrivere aiuole
a inventare rumore?

Dove siete, poesie?
A inventare magie
ad abbellire bugie
 aizzar malinconie?

Dove siete, racconti?
A girar boschi e monti
a cacciare bisonti
a nasconder le fonti?

Dove siete, proverbi?
A educare gli imberbi
a far sembrare più furbi
a sollevare diverbi?

Dove siete, canzoni?
A cullare garzoni
addolcir sensazioni
a crear relazioni?

Dove siete, dunque?
Restate, comunque,
se suscitate a chiunque
un'emozione qualunque.

giovedì 8 marzo 2018

Auguri a me

Ho comprato una torta per il mio compleanno, una tortina monoporzione, di quelle da far colazione.
Mio figlio non la vuole neanche assaggiare perché è la mia torta, per la mia festa, e mi canta "tanti auguri" come quando era piccolo. Ci metto su una candelina azzurra, solo quelle abbiamo in casa, chissà perché. Si spazientisce perché non mi viene in mente subito un desiderio e ci vogliono più di 30 secondi per fare la foto di rito.  Ride quando gli taglio una fetta minuscola di torta minuscola e si stupisce di quanto sia buona. Dice che poi ne porterà una fetta alla vicina come facciamo di solito quando la torta la cucino io e che quella che avanza la mangeremo l'indomani a colazione. Dopo "l'abbuffata" mi mostra dei video di flashmob musicali con strumenti da orchestra girati in tutto il mondo e si stupisce che io, sua antichissima madre, conosca già l'esistenza dei flashmob.
Auguri a me.

Di vento m'invento


 Si, vento, soffia!

Asciuga quei panni

disperdi i pensieri

nascondimi tra i capelli.

Così, vento, soffia!

Riprenditi il cielo

scacciando il grigiore

fai spazio al mio Lui: il sole.

Più forte, vento, soffia!

Porta aria pulita

e pelle irta gelata

occhi colmi di gioia bagnata.

Vento pretesto di umore molesto

che muta, lesto.

Incanto di vento, divento tormento

e nuova, m’invento.

domenica 18 febbraio 2018

Sono sempre qui.

Si, che ti facevi sentire
giorno e notte
e non si poteva dormire
per rilassarti eran lotte.
Sono qui, figlio, ti accolgo.
Niente pappa volevi sorbire
se non il mio latte
lunghe storie volevi sentire,
filastrocche, canzoni stonate.
Sono qui, figlio, ti nutro.
Tardi imparasti a gattonare
amavi star su, ritto
volevi farti accompagnare
tenendoti con un dito.
Sono qui, figlio, ti curo.
Conoscer gli amici di scuola
che bella scoperta!
E non per una volta sola
la nostra casa era aperta.
Sono qui, figlio, ti guardo.
Divenne uno strazio, studiare,
per te e per noi anche
la mente persa a fantasticare
la penna tra le dita, stanche.
Sono qui, figlio, ti aspetto.
L'amore che arriva improvviso
e i primi pensieri d'adulto
violenti come schiaffi sul viso
teneri come un virgulto.
Sono qui, figlio, ti ascolto.
Non importa quanti anni tu abbia
mamma c'è sempre per te
piena d'anni, d'amore o di rabbia
pronta a darti il meglio di sé.

mercoledì 7 febbraio 2018

Il primo giorno

E' stato amore.
Amore intenso, istantaneo.
Il primo sguardo; ansioso di conoscerti.
La pelle tesa a toccare la tua
a trovare un contatto,
ad avvolgerti tutto.
E il respiro pronto a sentire il tuo odore;
per impararlo a memoria,
 per riconoscerti al buio, 
per ritrovarti dovunque.
E' stato difficile il nostro primo incontro.
Faticoso.
Il tuo sguardo sfuggente
i tuoi bisogni più forti.
E' stato l'inizio di una storia d'amore
di quelle che sai che dureranno per sempre,
tormentate e idilliache.
Di quelle che sai già che qualunque cosa accada,
sarà lui il tuo primo pensiero.
Teso alla protezione, sempre, comunque, a ogni costo.
E' stato amore subito,
quando sei nato, figlio mio.