mercoledì 25 febbraio 2026

Nuoto libero


Questo libro si divide in due parti, la prima è un lungo elenco di persone che frequentano la piscina e le loro motivazioni, la seconda parte è la storia di Alice che perde se stessa nell'Alzheimer.
La piscina del libro è sotterranea, poco illuminata, una specie di guscio protettivo in cui nuotare al sicuro come nell'utero. Ci sono diverse persone che la frequentano, quasi tutti abitudinari, quasi ossessivi, con le loro rassicuranti routine. Chi nuota sempre lo stesso numero di vasche, chi utilizza sempre la stessa corsia, chi fa i dispetti agli altri tirando I piedi mentre nuotano.
Chi va a nuotare per rilassarsi dopo il lavoro o per dimenticare per un'ora i familiari tirannici, per riprendersi dopo litigate furiose con i clienti o con i colleghi, per guarire dal mal di schiena e per cercare di restare in forma.
Nel libro vengono descritti i vari modi di nuotare e la velocità, le virate con le capriole o con la pausa, le piccole abitudini e le relazioni che rassicurano chi frequenta ambienti promiscui in abbigliamento succinto.
Chi nuota incontra gli altri solo in piscina, se si vedessero di sopra, nel mondo reale, neanche si riconoscerebbero con i vestiti addosso. 

La piscina è un luogo protetto e da proteggere da chi non la frequenta e che non ne comprende i benefici, a volte bisogna giustificare il bisogno di nuotare con frasi come "mi fa stare bene", "se non vado ogni giorno mi fa male il corpo", "posso rilassarmi soltanto dopo le mie 60 vasche".
A volte diventa davvero l'unico momento libero della giornata o della settimana, l'unico modo per sentirsi vivi e forti ma con l'animo sereno.
Non si parla in piscina, non si sentono tanto i rumori, non bisogna relazionare per dovere, ci sono solo le vasche, la fatica e il piacere delle endorfine che invadono il corpo e si disperdono in ogni cellula.
I pensieri volano leggeri come le bolle nell'acqua, la mente si svuota dei piccoli inciampi quotidiani e si riavvia più energica ed equilibrata. 
Anche Alice è una nuotatrice abituale, a volte ripete le stesse cose, perde il conto delle vasche, lascia in giro le sue cose. 
Un giorno in piscina compare una crepa, e da lì partono reazioni comprensibili e disarticolate che fanno pensare a scenari orrendi, alcuni scappano subito, cambiano piscina, altri continuano a frequentare tenendo d'occhio la crepa, altri ancora fingono di non vederla per poter resistere.
Alice non si spiega perché la piscina non riapra più dopo la manutenzione, neanche i tecnici che controllano la crepa hanno le idee ben chiare, ma alla fine decidono di tenerla chiusa per sempre. 
Alice non andrà più a nuotare e la sua famiglia si vede costretta a portarla in una casa di cura, la crepa della piscina si è allargata sempre più anche dentro di lei.
Chissà se Alice ricorda le sensazioni meravigliose che le dava il nuoto libero. 

martedì 10 febbraio 2026

Richiamo al sole

Sono un mammifero estivo.
Lo so, l'ho sempre sospettato 
da certi segnali inconfondibili, 
da certi messaggi del mio umore, 
anche se sono nata a febbraio. 
Amo il sole, si, 
come la pianta più semplice, 
come la lucertola più tipica, 
ma vivo nella grigiura padana. 
Quanto dovrò aspettare per rivederti sole
passeranno ore, giorni, settimane 
prima che questo desiderio si avveri. 
Eppure aspetterei tutta la vita 
per un raggio di te che scalda la pelle 
che illumina l'aria, 
che muove le ombre su e giù con le ore.
Per aspettarti non baderò a spese, 
mi coprirò il più possibile per non bagnarmi 
e per non lasciarmi gelare da quest'umida nebbia, 
mi vestirò di colori per richiamarti, 
e di luce per sopperire alla tua mancanza.
Per vederti andrei fino all'equatore
attraverserei l'Africa a piedi 
dicendo a tutti di non venire qui, 
perché loro sono più ricchi di noi
ricchi di sole e di calore
e non potranno mai ritrovare qui
la stessa meravigliosa temperatura. 
Mi perderei forse nella foresta 
vagando tra una radura e l'altra 
facendo sciamare gli insetti 
e disturbando chiunque. 
Perché chi vive al sole 
cerca sempre il riparo, 
scherma lo sguardo e respira di notte, 
e non comprende la sofferenza di noi 
poveri abitatori del clima continentale. 

giovedì 5 febbraio 2026

La pozzanghera

 C'era una volta una piccola pozzanghera che voleva raggiungere il mare.

Lei non l'aveva mai visto, sapeva di lui dai racconti degli animali che andavano a bere la sua acqua e dai bambini che giocavano a saltarle sopra e ne facevano schizzare via tante piccole gocce.

La pozzangherina era felice di ascoltare tutti quei racconti ed era molto incuriosita da quello strano elemento che chiamavano "mare", aveva capito di essere affine a esso in qualche modo ma non riusciva a immaginarselo. così cominciò a chiedere a tutti quelli che si fermavano da lei:- Com'è il mare?

Che colore è?

Si può bere?

E dove si trova?

Credi che io possa mai raggiungerlo un giorno?

Gli animali e i bambini le rispondevano brevemente ma senza dare troppa importanza a quelle strane richieste.

Un giorno cominciò a piovere, pioveva tanto, ininterrottamente, senza fermarsi mai. La piccola pozzanghera si spaventò, diventava sempre più grande, sempre più profonda, i suoi confini erano ormai indefiniti.

La pozzanghera si allargo sempre di più, iniziò a discendere il crinale e a raggiungere un piccolo corso d'acqua che correva tumultuoso e rigonfio di pioggia.

La piccola pozzanghera ormai non lo era più, piccola, e non era più nel posto in cui era nata, e non si accorse, nella sua disperazione, che stava diventando lei stessa mare.

venerdì 8 agosto 2025

Un giro intorno

Gira gira intorno, senza pensieri,
seguendo la via di altri viaggiatori 
seguendo la scia del blu più profondo 
godendo i colori accesi del mondo 
l'aria pulita pesante di sale
scopri strapiombi, falesie, cale
ascolti il rombo furioso dell'onda
nella natura che ti circonda.
Sei un piccolo essere su questa terra 
ringrazia, gioisci, non fare la guerra 
il tempo tuo, ricordati, è breve 
godi la vita, non renderla greve
sei solo polvere, sei di passaggio 
cerca di lasciare un gentile messaggio.

mercoledì 6 agosto 2025

Ricordo d'estate



Arrivando a Torre del pozzo a piedi, lungo la  tortuosa strada bianca, non si sente il vento che arriva dal mare per via della fitta macchia mediterranea che più di qualsiasi architettura riesce a deviare le raffiche disperdendone l'energia. Il profumo dell'elicriso e del lentischio riempiono le narici e i colori forti preparano lo sguardo al contrasto tra il blu profondo e la spuma bianca delle onde.


 Arrivando in spiaggia bisogna avere cura di volgere lo sguardo a destra, verso il promontorio calcareo chiamato "balena" per le sue forme caratteristiche. Sembra proprio un cetaceo che emerge per respirare e la vecchia torre spagnola è lo sbuffo, la balena è circondata da rocce nere e taglienti che sembrano proteggerla. Prima di arrivare a queste, c'è tutta una "secca" rocciosa su cui camminare e trovare i ricci, i bocconi, e in alcuni periodi anche i cetrioli di mare. 

Ci sono poi alcune conformazioni rocciose particolari come "la zattera", perfetta per pescare a canna, e "il fossettino" e la "piscina", dentro cui poter fare i primi tuffi, se si è dei bambini coraggiosi.

 Se si guarda bene si può vedere un uomo che cammina con un ombrellone aperto, e dietro di lui tanti bambini scalzi, festanti e ciarlieri che parlano di tuffi e promettono prodezze "nell'acqua alta".
Quei bambini sono abituati a giocare sulla secca tutta la settimana, a cercare bavose e patelle nelle pozze salate, a grattare il sale con le conchiglie e a fare torri e nuraghi con i sassolini. Giocano sulle rocce e la sabbia ghiaiata, cercano belle conchiglie e "occhi di santa Lucia" che raccolgono in bottigliette di vetro, come gli ha insegnato la mamma. Fanno sempre il bagno nei fossetti e a volte, se il mare è calmo, hanno il permesso di oltrepassare la secca e poter nuotare vicino ai fratelli grandi, ma senza allontanarsi troppo. La domenica mattina però, il babbo è libero, e si può andare alla spiaggia grande, lunghissima, pericolosa, al mare aperto dove vanno sempre i turisti e quelli del continente. Il babbo non sa nuotare ma si tuffa lo stesso, quindi i bambini non si accorgono di questa mancanza. Sono bambini felici di andare ogni tanto nella spiaggia vera e di avere abbastanza acqua da poter nuotare sotto e fare tante capriole e raccontare poi tutto alla mamma, che resta sempre nelle rocce, perché è il suo posto preferito. Il viaggio a piedi è una piccola avventura, si possono osservare tutti i tipi di rocce che cambiano via via, quelle nere e lisce dove stiamo noi, quelle taglienti con i sassetti inglobati, quelle lisce più chiare più vicine alla spiaggia. Poi c'è sempre un mucchio di alghe da superare, più o meno imponente, perché i vortici le portano sempre nella curva. E poi finalmente la grande spiaggia, dura forse più il viaggio della gita stessa, perché poi i bambini si raffreddano, le dita si disitratano, le labbra diventano viola, i denti cominciano a battere. Sono bambini magri come tutti a quei tempi e in quei luoghi, sono sempre in movimento e l'alimentazione è semplice, allora il babbo richiama tutti fuori e nessuno si azzarda a protestare, si torna alle rocce.
La sensazione della sabbia che sprofonda è rimandata alla prossima domenica, forse ci sarà anche qualche zio con qualche cuginetto, perché loro ne hanno tanti. 
Si torna alle rocce, alla loro seconda casa, di cui conoscono a memoria ogni anfratto e ogni pozza ma in cui trovano sempre un nuovo legnetto portato dal mare, una conchiglia diversa dalle altre, un sassolino che, bagnato, ha una luce diversa.
Chissà se il fossettino si ricorda di tutti quei bambini che hanno imparato a nuotare grazie al senso di protezione da lui ispirato.

martedì 15 luglio 2025

Pausa

La pioggia è come un raggio
di sole 
tra le piogge di maggio. 

venerdì 11 luglio 2025

Isole

Ho letto due libri bellissimi che mi hanno fatto fare pace con il piacere della lettura, dopo mesi di saggistica e studi vari. Due romanzi, due storie familiari intense e veritiere, i cui personaggi appena accennati si rivelano pian piano scorrendo le pagine. Quasi come se si scoprissero essi stessi con il dispiegarsi delle vicende che li coinvolgono. Il primo è di Giuseppe Gusai: "Come in terra così in mare", e comincia con un evento felice e uno triste; una laurea e un funerale. Giusto il tempo di festeggiare la laurea del primogenito e i protagonisti, da Milano devono spostarsi in Sardegna, da cui il padre è partito tanti anni prima e quasi mai ritornato, per l'ultimo saluto alla nonna. Il viaggio per l'isola non è mai semplice soprattutto per un sardo che si è allontanato per ragioni familiari che solo altri sardi possono capire fino in fondo. Salvatore non racconta niente dell'accaduto ai suoi due figli ormai grandi, e quasi litiga anche con loro quando gli fanno le prime, legittime domande. In Sardegna i ragazzi scoprono una pienezza di colori, di luce e di profumi che nella grande città non avevano mai potuto osservare. Antine, il neolaureato, decide quindi di non tornare a Milano dopo il funerale ma di passare l'estate sull'isola facendo il barista per scoprire le sue origini e i motivi del grande dolore che ha tenuto lontano suo padre. Avrà così modo di conoscere suo nonno, la vita nella natura e la natura dell'animo umano, e alla fine anche il famoso segreto che nel frattempo aveva perso importanza.
Una storia intensa, bellissima, piena di lucida speranza.

Il secondo libro è di Giorgio Scerbanenco: "L'isola degli idealisti" , una storia diversa dai suoi più famosi noir cruenti con protagonista Duca Lamberti, ambientati anche questi proprio a Milano. Qui invece ci racconta di una famiglia facoltosa che vive in una minuscola isola al centro di un non specificato lago. I componenti della famiglia Reffi si possono dedicare unicamente ai propri interessi intellettuali senza dover pensare a come guadagnare la giornata, tuttavia non sono né oziosi né poco attenti al prossimo. Infatti ospitano nella villa una coppia di cugini, questi si, bisognosi di guadagnare, in attesa che essi decidano a cosa dedicarsi per vivere. Inoltre quando arrivano sull'isolotto due malviventi veri e propri, famigerati ladri di alberghi, si offrono non soltanto di ospitarli, sfidando il rischio di diventarne complici, ma addirittura di redimerli e insegnare loro uno stile di vita quantomeno onesto. La storia è bizzarra e a tratti esilarante, Scerbanenco racconta con semplicità e chiarezza la vicenda e il temperamento dei vari personaggi che si rivelano a volte ingenui e a volte machiavellici.
Il capostipite Antonio è un vecchietto che si diverte a deridere i suoi figli pur assecondandone ogni decisione, il figlio Celestino é il tipico gigante buono in più con un gran cervello e un alto livello di filantropia. La sorella Carla si diletta di scrittura di romanzi pur non avendo mai vissuto grandi avventure, al contrario del maggiordomo-tuttofare che rivela una vita segreta più frizzante di tutti gli altri.
I due cugini che appaiono inermi rispetto alle necessità pratiche della vita, si riveleranno per quello che sono ma Scerbanenco non ci racconta nulla della fine che il lettore poi gli potrebbe auspicare. 
I due ladri dovranno decidere se provare a cambiare "professione" e vocazione frequentando le quotidiane "lezioni di onestà" oppure scappare dall'isola e rischiare la galera.
Un libro perfetto, come tutti quelli di Scerbanenco, una storia che fa riflettere e cattura il lettore trasportandolo nelle atmosfere nebbiose e torbide del lago senza nome, e dell'animo umano.