Apprendista di emozioni
La poesia è contagiosa
martedì 10 febbraio 2026
Richiamo al sole
giovedì 5 febbraio 2026
La pozzanghera
C'era una volta una piccola pozzanghera che voleva raggiungere il mare.
Lei non l'aveva mai visto, sapeva di lui dai racconti degli animali che andavano a bere la sua acqua e dai bambini che giocavano a saltarle sopra e ne facevano schizzare via tante piccole gocce.
La pozzangherina era felice di ascoltare tutti quei racconti ed era molto incuriosita da quello strano elemento che chiamavano "mare", aveva capito di essere affine a esso in qualche modo ma non riusciva a immaginarselo. così cominciò a chiedere a tutti quelli che si fermavano da lei:- Com'è il mare?
Che colore è?
Si può bere?
E dove si trova?
Credi che io possa mai raggiungerlo un giorno?
Gli animali e i bambini le rispondevano brevemente ma senza dare troppa importanza a quelle strane richieste.
Un giorno cominciò a piovere, pioveva tanto, ininterrottamente, senza fermarsi mai. La piccola pozzanghera si spaventò, diventava sempre più grande, sempre più profonda, i suoi confini erano ormai indefiniti.
La pozzanghera si allargo sempre di più, iniziò a discendere il crinale e a raggiungere un piccolo corso d'acqua che correva tumultuoso e rigonfio di pioggia.
La piccola pozzanghera ormai non lo era più, piccola, e non era più nel posto in cui era nata, e non si accorse, nella sua disperazione, che stava diventando lei stessa mare.
venerdì 8 agosto 2025
Un giro intorno
mercoledì 6 agosto 2025
Ricordo d'estate
martedì 15 luglio 2025
Pausa
venerdì 11 luglio 2025
Isole
martedì 1 luglio 2025
Ti amo ma non preoccuparti
Dire o scrivere “ti amo” è quasi un parlare di sé.
“Io” ti amo, sono io che compio l’azione dell’amare e non importa se ci sia una corrispondenza da parte dell’altra persona. Si mette in primis se stessi: io, io. Ci sono io e ho questo sentimento per te, che comunque vieni dopo di me. E’ quasi liberatorio dire, o peggio scrivere in un messaggino veloce “ti amo”, è come lasciare una responsabilità all’altro, una sorta di richiesta; io ti amo, e ora che si fa?
Si tratta di un discorso delicato, tu mi ami, d’accordo, ma non è colpa mia né merito mio, come si dovrebbe comportare?
Si potrebbe rischiare di restare invischiati in un blocco emotivo, causare un certo imbarazzo; oddio, mi si ama, come rispondere in questi casi? Forse un frettoloso: si, si, anche io potrebbe sembrare impersonale.
Personalmente preferisco utilizzare un’altra formula: sei il mio amore, questa frase mette in primo piano l’altra persona, “tu”, “tu sei” il primo pensiero, la parte più importante della frase, che poi tu sia, incidentalmente, il mio amore, è in secondo piano. In questo modo l’altro non ha alcuna responsabilità, nessun dovere di risposta e di originalità. Il suo risultare un amore diventa una cosa in più, una qualità accessoria che non appesantisce.