lunedì 9 marzo 2026

Viola e Oscar


Io sono Viola, ti piace il mio nome? 
A me si, tanto.
Lui è Oscar, il mio tesoro. 
So che non dovrei dare troppa importanza al cane; è solo un cane, dice la gente. Ma Oscar mi ama e io amo lui.
Mi fa sentire speciale come quando ero bambina e andavo a fare la merenda a casa di nonna. Era così affettuosa con me, sempre felice di vedermi, aveva un grembiule con una tasca centrale e dentro ci teneva delle caramelle, a volte me ne dava una, spesso le mangiava lei. 
Nonna era molto golosa forse perché quando era piccola non aveva le caramelle a casa, c'era poco da mangiare in generale e quindi da grande non si faceva mancare niente.
Credo sia morta di golosità. 
Il mio cagnolino lo tengo in braccio così sai, perché si è spaventato. Ha visto una signora sulla spiaggia che non camminava come tutti gli altri, lei danzava. 
Danzava sulla riva sfuggendo le onde come se non le importasse nulla di chi la guardava, era anche vestita da ballerina. Ora, ditemi voi chi si veste da ballerina per andare il spiaggia?
Era davvero strana, ma leggera, noncurante, felice.

Oscar ha avuto paura di quei movimenti stonati, così, senza musica, e mi è saltato in braccio. 
Non si direbbe che possa saltare tanto, eh?
Lo adoro, mi fa compagnia e tenerezza perché è come un bambino, un bambino per sempre. 
Io sono stata una brava bambina sapete?
Mi piaceva essere brava, mi piaceva che i miei mi dicessero:- Sei stata brava, e non dovessero preoccuparsi per me, che mi mettessi nei guai.
Babbo lo ripeteva a ogni compleanno, quando gli chiedevamo cosa volesse come regalo:- Mi basta che vi comportate bene, diceva.
E così io da piccola ho fatto.
Poi sono cresciuta. 
Non che da grande sia diventata una cattiva ragazza, anzi, ma le mie scelte sono state molto diverse dalle aspettative che avevano su di me. Però ho sempre sentito l'amore dei miei, nonostante i toni, i rimbrotti, le discussioni io sapevo che loro erano fieri di me e che mi amavano.
Fieri di una ragazza così diversa da loro e dalle loro idee, ma capace di seguire le proprie con coraggio e responsabilità. 
Ecco, sono stata amata. 

Racconto ispirato dalle illustrazioni dell'albo "Vita, uno spettacolo straordinario" di Lisa Aisato, nell'ultimo incontro del corso di scrittura autobiografica con "Il colore delle parole" a San Polo di Torrile.


martedì 10 febbraio 2026

Richiamo al sole

Sono un mammifero estivo.
Lo so, l'ho sempre sospettato 
da certi segnali inconfondibili, 
da certi messaggi del mio umore, 
anche se sono nata a febbraio. 
Amo il sole, si, 
come la pianta più semplice, 
come la lucertola più tipica, 
ma vivo nella grigiura padana. 
Quanto dovrò aspettare per rivederti sole
passeranno ore, giorni, settimane 
prima che questo desiderio si avveri. 
Eppure aspetterei tutta la vita 
per un raggio di te che scalda la pelle 
che illumina l'aria, 
che muove le ombre su e giù con le ore.
Per aspettarti non baderò a spese, 
mi coprirò il più possibile per non bagnarmi 
e per non lasciarmi gelare da quest'umida nebbia, 
mi vestirò di colori per richiamarti, 
e di luce per sopperire alla tua mancanza.
Per vederti andrei fino all'equatore
attraverserei l'Africa a piedi 
dicendo a tutti di non venire qui, 
perché loro sono più ricchi di noi
ricchi di sole e di calore
e non potranno mai ritrovare qui
la stessa meravigliosa temperatura. 
Mi perderei forse nella foresta 
vagando tra una radura e l'altra 
facendo sciamare gli insetti 
e disturbando chiunque. 
Perché chi vive al sole 
cerca sempre il riparo, 
scherma lo sguardo e respira di notte, 
e non comprende la sofferenza di noi 
poveri abitatori del clima continentale. 

giovedì 5 febbraio 2026

La pozzanghera

 C'era una volta una piccola pozzanghera che voleva raggiungere il mare.

Lei non l'aveva mai visto, sapeva di lui dai racconti degli animali che andavano a bere la sua acqua e dai bambini che giocavano a saltarle sopra e ne facevano schizzare via tante piccole gocce.

La pozzangherina era felice di ascoltare tutti quei racconti ed era molto incuriosita da quello strano elemento che chiamavano "mare", aveva capito di essere affine a esso in qualche modo ma non riusciva a immaginarselo. così cominciò a chiedere a tutti quelli che si fermavano da lei:- Com'è il mare?

Che colore è?

Si può bere?

E dove si trova?

Credi che io possa mai raggiungerlo un giorno?

Gli animali e i bambini le rispondevano brevemente ma senza dare troppa importanza a quelle strane richieste.

Un giorno cominciò a piovere, pioveva tanto, ininterrottamente, senza fermarsi mai. La piccola pozzanghera si spaventò, diventava sempre più grande, sempre più profonda, i suoi confini erano ormai indefiniti.

La pozzanghera si allargo sempre di più, iniziò a discendere il crinale e a raggiungere un piccolo corso d'acqua che correva tumultuoso e rigonfio di pioggia.

La piccola pozzanghera ormai non lo era più, piccola, e non era più nel posto in cui era nata, e non si accorse, nella sua disperazione, che stava diventando lei stessa mare.