Chissà se è capitato anche a voi di sentire qualcuno pronunciare questa frase:-Se ha bisogno, me ne chiede e io gliene do. Anziché:- Lo dividiamo, te lo offro perché ne ho in più, ti voglio bene e mi fa piacere condividere con te-. Io credo che sia la misura della grettezza più bieca. Non è tirchieria ma peggio; è desiderio di agire potere sull'altro, quando l'altro è parte del tuo piccolo mondo, magari addirittura un padre, o un figlio.
In questo caso, chiedere, è come doversi piegare alla superiorità di chi ha il solo privilegio di possedere di più, forse neanche per suo merito, più soldi, più strumenti, più limoni, meno cuore. Magari solo perché un seme trasportato dal vento dell'isola, cent'anni fa, ha attecchito in una terra dove entrambi si doveva ancora nascere, per caso, per sorte.
E' come nascere una seconda volta, da grande, quando capisci come era fatto tuo padre e come all'opposto sia tua madre e quale dei due tu voglia prendere ad esempio da seguire, o lo fai di già, inconsapevolmente. Come quando capisci che le parole di amore e accoglienza che ti hanno insegnato da piccoli, le hai prese sul serio, a differenza di alcuni tra coloro che te le hanno inculcate. Inculcare è il termine giusto per quei concetti che si tramandano ai più giovani e che loro perseguono con impegno perché provengono dalle persone da cui dipendono totalmente.
Persone credute depositarie di verità assolute, dogmi imprescindibili, incapaci di qualsivoglia dubbio o errore, loro così grandi, così sapienti, ai tuoi occhi, capaci di tutto. Ho scelto a chi voglio assomigliare, e prima ancora ho deciso cosa non diventare.
martedì 23 aprile 2019
Limoni da vendere
lunedì 11 marzo 2019
Le stanze di Lyne
Dopo
lo spettacolo.
Di
solito si inizia a fare teatro (da grandi) per rilassarsi e dimenticare la
quotidianità, senza sapere che richiede così tanto impegno emotivo da
trasformarsi poi in un pensiero fisso.
Lentamente, ineluttabilmente, cambiando di volta in volta i propri "panni", si diventa persone più sicure, più forti, più ricche.
Lentamente, ineluttabilmente, cambiando di volta in volta i propri "panni", si diventa persone più sicure, più forti, più ricche.
A teatro puoi vivere storie diverse, vite diverse,
cose mai provate prima.
Per recitare una parte devi tralasciare il tuo io,
uscire da te e fare spazio a una sconosciuta in cui identificarti, perché,
diavolo, quella sconosciuta deve essere credibile!
Questa nuova identità si
impadronisce di te, riempie il tuo spirito, ti vive accanto per tutto il tempo
delle prove, anche se sei al lavoro, a casa o con il tuo lui.
Vai sul palco per divertirti e scordare i problemi
di ogni giorno senza accorgerti che stare lassù vuol dire emozionarsi, gridare,
liberare tutta l'emotività con i gesti, la mimica facciale e la voce.
La voce è
essenziale; deve essere chiara, alta per sentirsi fino in fondo al teatro,
bisogna pensare contemporaneamente alle battute da dire, ai gesti, ampi ma
puliti, e al volume della voce. Quindi, basta fare teatro per sublimare
tensioni e frustrazioni, meglio se con uno spettacolo dal registro tragico, che
mette in scena emozioni più forti.
Line è l'opposto di me e in più ha in sé Giulietta,
Ermia, Ofelia, cosa si potrebbe chiedere di più, dal punto di vista
dell'attrice?
Io protagonista, ma quando mai, ma chi l'avrebbe detto, solo la
regista può chiedere una cosa simile, e se te lo chiede lei non puoi dire di
no, e devi dare il massimo, sempre. Potrebbe sembrare soltanto una
responsabilità in più ma è anche un privilegio, questo è il gioco, questo è il
teatro.
Lassù sul palco diventi Line, ridi e piangi con
lei, balli e urli, e sei anche Valentina che si diverte, libera di esprimersi,
senza badare alle convenzioni, alle aspettative e alle buone maniere.
Il palco
libera tutta te stessa, il palco libera tutti.
Grazie regista, grazie compagnia, grazie Line, ora
esisti un po' di più.martedì 29 gennaio 2019
Si fa teatro?
Si fa teatro quando neanche l'inverno riesce a spegnere la voglia di osare, mettersi in gioco e lavorare in gruppo per creare qualcosa di bello e rendere le giornate degne di essere ricordate. Si fa teatro quando neanche la fatica degli impegni quotidiani impedisce di ritrovarsi a giocare con altri adulti, più o meno, sconosciuti. Si fa teatro per imparare a stare, soli, davanti agli altri, o insieme, che è più difficile, per quella disabitudine all'ascolto reciproco di questi tempi frettolosi. Si fa teatro per capire chi siamo e come ci piace essere. Si fa teatro perché è dannatamente prezioso quello che ti porti a casa da un'esperienza così forte.
Grazie che si fa teatro.
Grazie che si fa teatro.
sabato 22 dicembre 2018
La neve fa quello che vuole
La neve che cade
scende e non chiede
il nostro parere.
La neve che arriva
rallenta e non sente
le nostre ragioni.
La neve che scende
protegge e nasconde
senza fare domande.
La neve che copre
racchiude e non vede
le forme più dure.
La neve che danza
leggera confonde
mischiando le ombre.
La neve che fiocca
colora e non crede
alla notte più scura.
La neve che ghiaccia
pretende e non prega
l'andare più piano.
La neve che vedi
si scioglie domani
ma tu la trattieni
negli occhi sognanti
nei libri illustrati
nel prenderti cura.
sabato 3 novembre 2018
Se muore il muratore
Se muore il muratore
sarà certo un incidente
non si può proprio incolpare
chicchessia, o qual committente.
Sarà stato un pò sbadato
a scontentare il suo cliente.
Ma chi avrebbe mai pensato
che ragioni non ne sente
chi da lui è stato gabbato
e delle ingiurie non si pente!
Il muratore ha lavorato
questo non si può negare,
ha però dimenticato
cosa gli han chiesto di fare.
Non è colpa di nessuno
se è caduto dalle scale
il suo grido ha udito alcuno
quando è rovinato male.
E se prende la corrente
perchè accorto non è stato
non è colpa del cliente
che i contatti ha riattivato
un bel dí, senza sapere
ch' era proprio in quel momento
che quel bravo muratore
avea riposto già il cemento
e provava ad attaccare
luci e pur riscaldamento.
Era un bravo muratore
e peccato che sia morto
lui sapeva far cadere
anche il muro meno storto.
Lui sapeva complicare
ogni impianto in casa altrui
senza troppo faticare
e lasciando angoli bui
pieni zeppi di rotture
di mattoni, ferro e legno
e detriti da smaltire
ma con calma, senza impegno.
E lasciar sul pavimento
come artistico disegno
le sue impronte; di cemento!
Va il mio addio a quel muratore
che rovinò belle dimore.
sarà certo un incidente
non si può proprio incolpare
chicchessia, o qual committente.
Sarà stato un pò sbadato
a scontentare il suo cliente.
Ma chi avrebbe mai pensato
che ragioni non ne sente
chi da lui è stato gabbato
e delle ingiurie non si pente!
Il muratore ha lavorato
questo non si può negare,
ha però dimenticato
cosa gli han chiesto di fare.
Non è colpa di nessuno
se è caduto dalle scale
il suo grido ha udito alcuno
quando è rovinato male.
E se prende la corrente
perchè accorto non è stato
non è colpa del cliente
che i contatti ha riattivato
un bel dí, senza sapere
ch' era proprio in quel momento
che quel bravo muratore
avea riposto già il cemento
e provava ad attaccare
luci e pur riscaldamento.
Era un bravo muratore
e peccato che sia morto
lui sapeva far cadere
anche il muro meno storto.
Lui sapeva complicare
ogni impianto in casa altrui
senza troppo faticare
e lasciando angoli bui
pieni zeppi di rotture
di mattoni, ferro e legno
e detriti da smaltire
ma con calma, senza impegno.
E lasciar sul pavimento
come artistico disegno
le sue impronte; di cemento!
Va il mio addio a quel muratore
che rovinò belle dimore.
domenica 23 settembre 2018
Ritrovo di stormo
Perché il tramonto
è l'ora dei gabbiani?
Perché insieme
alle onde e alle campane,
che scoccan sette volte,
c'è tutto questo andar di voli e strida
e non si placa,
se non quando s'adagiano
sull'acqua eleganti,
attenti
a segnali e movimenti.
Le barche sono in rada,
i bagnanti ormai rientrati,
niente più bambini
che si tuffano,
rumorosi,
né trilli artificiali
né gelati da scartare.
E' l'ora del tramonto
restiamo ad osservare
lo stormo dei gabbiani
i veri
guardiani
del mare.
mercoledì 5 settembre 2018
A Gavinana
Mia cara Gavinana
che sei così piccina
tu hai una campana
che suona (birichina!)
col sole e con la luna
pare abbia la mattana.
Lei si sente alla fontana
batte ogn'ora, quotidiana,
non temer, non t'abbandona
né nell'orto, né in cantina.
Fino nel bosco lei ti stana,
rifuggire è cosa vana.
Pur rintocca la trentina,
al dover ognun richiama
suona pur per la persona
che fuggì da Gavinana
anni orsono e ben lontana,
e mai più udì la tua campana.
Tiene svegli gli abitanti
e perfino i villeggianti
per cui resta cosa vana
riposare a mente sana
senza sobbalzar di stucco
a sentire ogni rintocco.
E' un piacer per la vecchina
sentir, dolce, la campana,
che raduna alla chiesina
ogni anima lontana
ed allegra, sì, scampana,
per la messa mattutina.
Poco su dall'Apiciana
giace alfine chi la vena
più non usa e steso in piano,
si riposa, e che sia pena,
o sia fortuna,
scampa almeno alla campana!
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