martedì 6 settembre 2022

60

I tuoi meravigliosi sessant’anni
 portati con fanciullesca energia
 rivelano molte storie e pochi danni
 vivaci esuberanze e nostalgia.
 L’amore che dovunque ti ritrovi attorno
 ti riempie la casella email e la giornata
 e ti fa sentire caldo come il forno
 e ogni avversità dimenticata.
 La carta, primo amore e compagnia
 ti parla, silenziosa, a suo diletto
 non puoi lasciarla andare via
 la devi accumulare fino al tetto.
 Inventi viaggi e trame, e di contorno
 personaggi dalla vita abbozzata
 e quando ti risvegli il nuovo giorno
 non sai come finirà e com’è iniziata.
 Non smetterai mai d’inventare
 perché sei una pentola d’idee
 borbottante e uso a brontolare
 capace di incantare le assemblee.
 Allora ancora 100 di questi anni
 o quanti vuoi, ma pieni di risate
 coccole e sdraiuccie per gli affanni
 e storie per riempire le giornate.

lunedì 21 marzo 2022

L'anno di mamma

Marzo, questo è il tuo mese, mamma, il mese in cui hai raggiunto babbo, il mese in cui ci hai lasciati, non più figli.
Marzo era il tuo mese anche prima, perché era il mese in cui hai avuto la tua prima bambina dopo tre maschi, e tu eri così felice che la riempivi di fiocchi e vestitini a fiori e scarpe di vernice, e calzette traforate che le stringevano il polpaccio. 
Anche gennaio era il tuo mese, perché ti sei sposata e hai avuto il tuo primo figlio, primo di una lunga serie, tu che eri già mamma anche prima di diventarlo.
E febbraio era il tuo mese perché sono nata io; la numero sei, e avevi già finito la lista dei tuoi nomi preferiti e hai ascoltato il consiglio dell'ostetrica e per mia fortuna era San Valentino.
E aprile era il tuo mese di nascita e del terzo tuo figlio, che ti faceva disperare e inorgoglire, e poi nel tuo stesso giorno hai fatto nascere il più piccolo di noi, il più rimpinzato di panini con la Nutella, che prima non era così conosciuta.
E maggio era il tuo mese perché è il mese delle mamme e tu adoravi festeggiare Maria andando a piedi alla chiesa del Rimedio, prima con le tue sorelle, poi con babbo e dopo anche con noi. 
E giugno era il tuo mese perché finiva la scuola e tu potevi prendere la corriera e andare al mare con le tue amiche e nonna dietro, e poi hai avuto la tua bambina simpatica, quella che tutti volevano invitare a pranzo. 
E luglio era il tuo mese perché babbo costruiva il casotto e montava la tenda al mare e noi ci trasferivamo lì a vivere per due mesi, e babbo festeggiava il compleanno con tutti gli zii e i cugini che venivano a mangiare la carne arrostita e le verdure dell'orto. 
E agosto era il tuo mese perché ti piaceva stare a guardare il tramonto e non andavi a preparare la cena "finché quella palla nel cielo non andava a tuffarsi nel mare", e la cena spesso la pescava tuo marito con la canna o i tuoi figli a mani nude o con il fucile. 
E settembre era il tuo mese perché ti piaceva ricominciare ad aiutare babbo in negozio e chiacchierare con tutti i clienti che ti scambiavano per una sua figlia anziché per sua moglie.
E ottobre era il tuo mese perché andavi dalla sarta a farti e farci preparare i vestiti nuovi per l'inverno; le gonne eleganti, le camicette perfette, e i vestitini da passarci l'un l'altra per noi.
E novembre era il tuo mese perché adoravi quando babbo ci portava in campagna a cercare i funghi, e tu poi sapevi cucinarli in mille modi diversi, e ti piaceva accendere il fuoco per abbrustolire le castagne o il pane da insaporire con il lardo.
E dicembre era il tuo mese perché hai avuto due figli con gli occhi azzurri, e perché per ognuno di noi, nonostante i pochi soldi, riuscivi a preparare un regalino, che noi scoprivamo comunque prima di Natale perché li mettevi sempre sopra il tuo armadio.
Ogni mese mamma era il tuo mese, perché riuscivi sempre a trovare qualcosa di meraviglioso e divertente da fare in compagnia della nostra innumerevole famiglia. 

venerdì 12 novembre 2021

Momento giusto

Avevi voglia di me 
e mi hai trovata.
Avevo voglia di te 
e ti ho riconosciuto. 
Avevamo voglia di noi 
e ci siamo aspettati.
Teniamo forte questa voglia. 
Teniamoci 
come il ramo con la foglia.
Però d'estate. 

mercoledì 20 ottobre 2021

Jokedown

 

Finalmente sono riuscito a tornare a casa. Mi ci è voluto del tempo a fare la spesa, ma ora posso stare tranquillo, ho accumulato abbastanza viveri per poter evitare di uscire per diversi mesi, certo non avrò verdura fresca a lungo, ma per questo mi posso attrezzare con il giardino interno alla villa. Non è grandissimo, ma basterà per le mie esigenze.

Janet è uscita proprio al momento giusto, quando l’esercito l’ha catturata mi è dispiaciuto, lì per lì, ma così non arriveremo a odiarci, in questa quarantena che si prospetta infinita. Per fortuna ho il mio bracco, Pedro, a farmi compagnia e a fare un minimo di guardia, senza contare che potremo andare a caccia insieme, nel bosco qui dietro, quando avrò voglia di carne fresca.

Il virus colpisce forte in tutto il mondo, e le forze dell’ordine non riescono più a tenere a bada i disperati che si aggirano in cerca di cibo, comincio a sospettare che li mettano nelle fosse comuni prima ancora che siano stati contagiati, o deceduti.

Non ho fatto altro che riempire e scaricare il furgone, l’ultimo mese prima della chiusura, ho fatto diverse puntate nei vari supermercati della zona, per non destare sospetti, prendendo al massimo quattro colli per ogni referenza. Nel mio garage sotterraneo ho già ammucchiato diversi bancali di casse d’acqua se mai l’acquedotto dovesse infettarsi. La cantina è stipata di prosciutti, salumi e forme di formaggio italiano, di quello fresco che più stagiona e più diventa buono.

La carne in scatola e il tonno arrivano fino al soffitto, e anche il passato di pomodoro. Pasta e riso hanno una scadenza lunghissima, le mie origini italiane mi faranno resistere a lungo qua dentro. E il mio istinto da accumulatore ha fatto il resto.

È stata una vera fortuna acquistare questa casa a pochi soldi da quella donna che voleva stare in città, vicino alla casa dei nipoti, agli esordi della malattia.

Non ho ancora estinto il mutuo ma per fortuna dopo i primi tre mesi di chiusura il governo ha sospeso i pagamenti, e la banca non si è più fatta sentire.

Sarà per via di quell’incendio accidentale provocato da un’auto lanciata a tutta velocità contro la filiale, la guidava un ragazzo che cercava di sfuggire alla polizia che forse voleva fermarlo per un controllo.

Comunque l’ansia dei primi giorni sembra cominciare a dissolversi e lasciare spazio a una serena rassegnazione. Qua dentro sono al sicuro, nessuno può entrare senza che io lo venga a sapere, i muri altissimi e il filo spinato in cima dovrebbero dissuadere i più, e il cartello che ho murato fuori, vicino all’ingresso, casa di riposo per anziani, dà l’idea di un luogo contaminato.

Ora mi preparo un tè e assisto all’ultimo videogiornale prima di disfarmi della tv una volta per tutte. Queste cronache continuano a mandare notizie allarmanti sui contagi internazionali e la gestione dei defunti, si è arrivati ormai alle fosse comuni anche per seppellire le ceneri. Il tablet e il telefono li ho gettati in un cestino fuori dal market, non ho più nessuno da chiamare, non voglio più sentire l’ennesima sequela di lamentazioni sui conoscenti ricoverati. I social hanno smesso di funzionare da qualche settimana, nessuno più era in grado di gestire le piattaforme neanche da remoto. L’unico modo di sapere qualcosa sarà fermando i passanti che arriveranno da queste parti, se mai ce ne saranno. Sono abbastanza fuorimano anche per chi conosce la zona. Di solito si fermano tutti molto più giù, verso il lago, dove ci sono i percorsi segnalati nel bosco. Qui la natura si fa ormai troppo selvaggia per i normali cittadini, anche per questo ho scelto questa casa per la quarantena. Diciamo che l’asocialità non è mai stata un problema per me, forse più per gli altri che non mi sopportano, ma tant’è, questa faccenda mi dà ragione.

Ho smontato la tv, non è stato facile senza romperla, ma ero proprio curioso di sapere come hanno fatto a far stare tutti i circuiti in uno spazio così ridotto rispetto ai vecchi tubi catodici, e poi devo dire che questo mi ha portato via quasi tutta la giornata e domani mi occuperò di dividere per materiale tutti i vari componenti. In garage ho ammucchiato tutti gli attrezzi e i materiali di consumo che ho potuto trovare, non si sa mai.

 Ho ammucchiato anche sacchi di semi e concime di vario tipo, ho intenzione di passare buona parte della giornata a occuparmi dell’orto, le vitamine sono importanti per combattere i malanni. Non ho intenzione di chiamare il medico per i prossimi mesi, come d’altronde non faccio quasi mai, l’ultima volta che mi ha visto era per il certificato da portare in palestra.

La palestra d’ora in poi è il mio orto. Mi sta dando grandi soddisfazioni, è da poco che ho arato e dissodato e seminato le prime piantine e si vede che hanno già attecchito.

Ho smesso di contare i giorni dall’ultima volta che sono uscito, continuo a tagliarmi la barba ma non so per quanto lo farò ancora. Credo di averla tagliata cinque o sei volte dal quel giorno, quindi sarà passato ormai un mese e mezzo. Smetterò di usare il rasoio e mi limiterò ad accorciarla con le forbici.

L’unica cosa che mi manca è il sesso, forse avrei dovuto trattenere Janet quel giorno, pensare a questa parte importante della mia vita. Potrei forse fermare qualche passante, potrei fare attenzione, mettere qualche sensore vicino al cancello o più giù, all’inizio della strada. Bene, ho un altro progetto da realizzare, la cosa più importante durante la prigionia è mantenersi vivi con un obiettivo da raggiungere.

Dopo aver montato i sensori mi sento più carico, mi avviseranno per tempo se qualcuno si avvicina alla casa, così posso lavorare la terra senza perdere ore di luce, e quando li sentirò suonare, mi farò trovare casualmente per strada con il cane, come per un consueto giro.

È proprio così che dopo non so più quanto tempo, non ho tenuto il conto dei giorni ma so per certo che sono qui da due estati, che mi ritroverò faccia a faccia con un altro essere umano, i sensori suonano, chiamo il cane con un fischio, mi precipito in casa e poi fuori, nel giardino esterno, apro il cancello, Pedro mi segue felice di questo giro estemporaneo, mi precede festoso. Ci dirigiamo velocemente giù per la strada privata per rallentare in prossimità del bivio con la provinciale, dove si vedono due figure sedute per terra, chinate a guardare qualcosa forse una cartina o un gps. Da dietro non capisco se sono uomini o donne, sono inguainati in abbigliamento tecnico fluorescente, sembrano due popstar più che escursionisti.

Pedro si avvicina con decisione, ne sentono i passi e si girano stupiti. Pare che non si aspettassero di vedere un cane o forse sono più stupiti per l’essere umano che lo segue, capelli e barba lunga, abbronzato, la pelle cotta dal sole piena di piccole rughe e di polvere aderente al corpo e ai vestiti gualciti per il sudore procurato dall’uscita improvvisa. Non sembrano due disperati, due reduci dalla più grave pandemia del millennio, sembrano usciti da una rivista patinata di quelle che leggeva la mia Janet, una vita fa.

Le guardo interdetto, sono due ragazze bellissime, almeno, il poco che emerge dagli occhiali tecnici, il berretto calcato e il foulard che protegge collo e parte del viso, non riesco quasi ad articolare parola, mi esce solo un fugace saluto.

Mi rovesciano addosso mille domande; chi sono, da dove vengo, se faccio parte di qualche antica religione e intanto che ci presentiamo le invito a casa, a prendere un tè, ho ancora diversi pacchi di biscotti da aprire. Mi seguono volentieri, con un passo da atlete e mi viene da chiedere come mai siano così attrezzate e da dove arrivino, visto che la città più vicina dista diverse miglia e se non hanno paura delle forze dell’ordine, del divieto di escursione e di assembramento.

Ma che dici, fa una, ma da quanto tempo non senti le notizie? Non so rispondere, ho smesso di contare i giorni ma solo le stagioni, e non tardano ad aggiornarmi sulle novità. Il virus terribile è stato debellato quasi subito, all’inizio dell’inverno, uno di quei ricercatori sempre chiusi in laboratorio anche senza pandemie, appena 24enne, ha avuto un esito geniale da vari esperimenti e il medicinale è stato testato senza troppi intoppi burocratici perché anche il primo ministro era stato contagiato.

Quindi c’è la cura? Ho chiesto, ancora più inebetito.

Si tesoro, mi rispondono, da almeno otto mesi.

 

Il buio in arrivo

 La sedia si riempie di felpe e maglioni

indecisa,

come ad ogni cambio delle stagioni.

Una cimice in ogni stanza

suicida,

di vivere ne ha avuto abbastanza.

Le foglie marce si fanno poltiglia

afflitte,

di colori vivaci non hanno più voglia.

L'asfalto fiorisce di pozzanghere

perplesso,

senza la forza di asciugare se stesso.

La luce si fa timorosa

svanisce,

la vita non sembra più rosa.

Il tempo prepara all'inverno

inclemente,

chiudendoci fuori dal mondo esterno.


mercoledì 4 agosto 2021

Fratello piccolo

Ha cambiato posto di lavoro tantissime volte, ha cambiato città e persino nazione, ha girato in posti freddi e umidi ma ha trovato il suo luogo ideale su un'isola.
Non la stessa isola da cui è partito, ovviamente. Troppo chiusa, mentalmente e troppo affollata, affettivamente.
È su un'isola lontanissima. 
Ha fatto la classica gavetta nel suo ambito, diverse esperienze di tipo gestionale e poi ha aperto il Suo ristorante. Il nome e le insegne evocano le sue origini lontane, la sua cucina è un misto di culture che non teme incroci di sapori e miscugli di spezie e odori.
La sua clientela rispecchia il suo carattere aperto e accogliente, chi entra lo saluta per nome, gli chiede come sta prima di chiedergli se ha un tavolo libero. Pare che nessuno sia semplicemente un cliente ma quasi uno di famiglia o comunque, amico. 
Si scambiano notizie su parenti e su vicende personali, rimettendo in fila discorsi interrotti, chissà quando. Come abbia raggiunto con ognuno, un tale grado di confidenza, pur stando in cucina, mi riesce difficile immaginarlo, ma giorno dopo giorno, in questa settimana di assidua frequentazione, comincio a capire. Lui forse non ricorda certi particolari perché era il più piccolo di otto, ma babbo e mamma, in negozio, erano proprio così. Avevano un sorriso per chiunque entrasse e un pensiero gentile per ognuno, che nasceva dalla spontanea umanità di babbo o dalla fresca curiosità di mamma.
Una simpatia congenita, insomma, che gli permette di tessere relazioni immediate e calorose con chi entra.
Io e mio marito entriamo a far parte di questa grande famiglia dei clienti del "mejor cucinero di Puerto de Santiago", e veniamo presentati ufficialmente a tutti. Di riflesso, attiriamo anche noi le curiosità e le confidenze di ciascuno e riceviamo anche degli inviti a continuare le conversazioni a casa loro.
Sono tanti anche i clienti che scelgono l'asporto, e tutti nell'attesa, si fermano a chiacchierare, chiedere e raccontare. Più un ristorante si rivela un luogo di ritrovo irrinunciabile, e io sono proprio felice di quanto affetto sento intorno a lui. 
Oltre al piacere di questa vacanza/visita, ho ritrovato qualcosa dei miei genitori che non ci sono più, ma ci hanno lasciato tanti esempi, potenzialità e risorse. 

domenica 13 giugno 2021

Lasciati sognare

Lascia che i sogni ti avvolgano.
Lascia che i sogni ti aprano gli occhi.
Lasciati sognare
è facile
è naturale
come dormire, a colori. 
Sogni persone
persone da sogno 
persone orrende
che esistono solo dentro di te. 
Cosa meriti di sognare?
Cosa vuoi rivivere?
Cosa vuoi conservare?
Ogni tipo di sogno
si prepara di giorno
negli incontri che vivi 
e negli impulsi che senti.
Cerca di scegliere 
con cura, 
quale sogno evocare.