Andare alla veglia pasquale è una scelta controcorrente di questi tempi in cui è così facile condividere cinismo e disincanto. Invece proprio ora, proprio per difendere e promuovere la nostra cultura e la nostra storia dovremmo dare importanza ai riti.
I riti religiosi hanno soppiantato gli antichi riti pagani rivestendo le date astronomiche di importanza mistica ma la Pasqua è sempre la festa della primavera, è passaggio e rinascita.
E la storia di Cristo è più antica di qualsiasi cinismo, è una storia di amore per il prossimo in un periodo in cui la sopravvivenza era molto più complicata di quanto lo sia oggi.
Comunque sabato Santo, dopo cena, si va in chiesa.
La piccola chiesa del paese si riempie subito, soprattutto di persone anziane ma c'è anche un buon terzo di adulti e giovani che cercano forse di non perdere il senso della propria esistenza.
Il prete, un cinquantenne affabile ed energico spiega a grandi linee la celebrazione che si rivela piuttosto articolata e ci invita ad uscire tutti per accendere un cero (uno per ognuno) al falò già pronto sul sagrato. Tutti ci rechiamo fuori ordinatamente e riusciamo a prendere con un ordine che ha del miracoloso, un cero smozzicato della via crucis della sera precedente. Si spengono le luci ed il prete pronuncia una breve orazione alla luce del falò e della luna piena; prima luna piena di primavera, data fissa in cui cade la Pasqua (intreccio pagano/religioso).
Il coro ci invita ad un breve canto ma il chitarrista ha bisogno della prosaica luce di un cellulare in modalità torcia per leggere gli accordi. Dopo la benedizione del grande cero della veglia il prete rientra in chiesa fermandosi tre volte per accendere i nostri. La consegna era di passarsi l'un l'altro il fuoco del cero benedetto ma qualche anziano frettoloso utilizza l'accendino dando dimostrazione del fatto che la fiducia e la pazienza non sempre crescono al crescere dell'età.
Rientrare in chiesa alla luce delle sole candele si rivela molto più complicato che uscirne e pare che le persone si siano moltiplicate oltre che rimescolate per affinità di argomenti. Raccolte le sedie e ripristinata la calma si riaccende la luce e la veglia inizia con la lettura delle Scritture ed il portone aperto. Per poco, perché il lamento dei 2/3 di anziani che temono attacchi bronchitici più di quelli terroristici sovrasta la celebrazione finché la figura mitologica della perpetua non interviene, soprappensiero evidentemente perché chiude con il passante.
Non ci si accorge subito, dopo altre due, tre letture e salmi cantati si sentono dei tonfi al portone. Mi volto verso mio figlio quindicenne che riapre gli occhi all'istante e gli dico in tono scherzoso:- Forse ha chiuso a chiave per non far entrare chi arriva in ritardo...
Al che lui risponde con la solita verve con cui maschera toni accusatori:- No, mà, ha chiuso a chiave per non far scappare chi è già dentro!
La ritardataria era la mia amica, che con aria innocente, sedendosi vicina a me, mi chiede se in quei primi 40 minuti si era per caso persa qualcosa.
Domani le racconterò della competitività dei vecchietti, tutt'altro che rassegnati, per accendere le candele per primi e occupare i posti a sedere più ambiti.
La cerimonia coinvolge tutti con le gestualità antiche e senza utilità apparenti ed i canti ridondanti e con testi riapplicabili alle rockstar. Si rivela un'occasione per salutare ed augurare Buona Pasqua
a chi abbiamo vicino e a volte trascuriamo, per riaffermare il nostro essere, per sentirsi parte del micromondo/paese.
domenica 27 marzo 2016
sabato 12 marzo 2016
Di un tempo
Di quando io correvo avanti a te senza aspettarti, fermandomi solo per bere
e tu mi raggiungevi e mi baciavi.
Di quando io cucinavo per noi, e tu non smettevi di parlare e di raccontarti,
inebriandoti degli odori che riempivano la cucina.
Di quando tu guardavi la partita sul divano, ed io accanto a te leggevo, e ad ogni tua esultanza
ti guardavo con affetto, sollevando appena un sopracciglio per rivelarti una lieve condiscendenza
e sufficienza.
Di quando tu leggevi ed io ti passavo accanto, vestita sempre meno,
per vedere se te ne accorgevi.
Di quando camminavamo inquieti, a lungo, per scoprire nuovi posti, per rivedere luoghi amati,
per vedere se insieme avremmo potuto amarli di più.
Di quando parlavamo per ore, sotto al piumone, di traverso sul letto,
per guardare fuori, il temporale.
Di quando, dormendo abbracciati, ci sognavamo per poter stare insieme
anche addormentati.
Di un tempo che c'era o che ci sarà.
Di un tempo.
e tu mi raggiungevi e mi baciavi.
Di quando io cucinavo per noi, e tu non smettevi di parlare e di raccontarti,
inebriandoti degli odori che riempivano la cucina.
Di quando tu guardavi la partita sul divano, ed io accanto a te leggevo, e ad ogni tua esultanza
ti guardavo con affetto, sollevando appena un sopracciglio per rivelarti una lieve condiscendenza
e sufficienza.
Di quando tu leggevi ed io ti passavo accanto, vestita sempre meno,
per vedere se te ne accorgevi.
Di quando camminavamo inquieti, a lungo, per scoprire nuovi posti, per rivedere luoghi amati,
per vedere se insieme avremmo potuto amarli di più.
Di quando parlavamo per ore, sotto al piumone, di traverso sul letto,
per guardare fuori, il temporale.
Di quando, dormendo abbracciati, ci sognavamo per poter stare insieme
anche addormentati.
Di un tempo che c'era o che ci sarà.
Di un tempo.
martedì 16 febbraio 2016
Collezione di farfalle
Lei rimase incantata alla vista di quella libreria carica di volumi e null'altro che fosse da leggere, impilati ordinatamente per collana e casa editrice, con cura quasi maniacale, e ne fu attratta con il timore che la sua curiosità avrebbe di sicuro rotto quell'armonia.
Una vista d'insieme iniziale le bastò per assaporare e pregustare il piacere di esplorare quel grande valore che le si poneva a disposizione, poi s'inchinò, per cominciare la scoperta dai ripiani più bassi, per abitudine o per ripercorrere un gesto compiuto fin dall'infanzia.
Una scorsa veloce ai titoli per accantonare quelli di storia e di politica e per fermarsi dove più la curiosità le solleticava la mente; filosofia, psicologia e romanzi, per quell' infinito e forse inutile desiderio di comprendere la vita.
Ce n'erano troppi e dovette sedersi, cominciò a sfilarli timidamente, guardandosi le spalle per vedere se tornava il suo ospite che era andato a preparare il the, sentiva un rumore di stoviglie provenire dalla cucina e si mise più comoda e ricominciò a sfogliare con interesse.
Ben presto quell'atto così familiare la assorbì completamente, sceglieva i volumi da leggere, ne scorreva qualche paragrafo, li impilava sul pavimento e riponeva quelli che non risvegliavano il suo interesse immediato, e la voce di lui che arrivava con il vassoio la fece sobbalzare come una bambina scoperta con le mani e la bocca piene di caramelle.
Si girò con aria colpevole, rendendosi conto della quantità di libri che aveva tirato fuori e che non avrebbe potuto leggere in così poco tempo e cercò di decifrare l'espressione di lui che forse non avrebbe gradito un'intrusione così plateale.
Lui la stupì ancora una volta, sedendosi per terra a sua volta, appoggiò il vassoio di fianco a lui e prese un biscotto, lo divise in due, metà la addentò con misurata flemma e metà l'avvicinò alla bocca di lei che era ancora socchiusa per la sorpresa.
Mangiarono il biscotto in silenzio, guardandosi, lui versava il the e lei cercava di spiegare cosa l'avesse attratta di quei libri, ne prese uno e cominciò a leggerne un verso, era un romanzo che parlava della passione di un uomo per la scultura del legno, ma non riuscì a terminare il paragrafo, si fermò quando la mano di lui, calda e ferma, le scostò i capelli dalla fronte.
Lui le tolse il libro dalle mani e continuò a sistemarle i capelli scuri, osservando il contrasto con la pelle candida, avvicinandosi sempre più lentamente, come se volesse prolungare quell'istante di proposito per sentire fino a che punto avrebbe potuto battere il suo cuore.
Lei ormai sentiva il suo respiro sul viso, il suo profumo con un lieve sentore di tabacco e aveva dimenticato completamente i libri e la tazza di the, tutto il suo essere era in attesa di quel contatto a cui aveva pensato ben più di una volta.
...
Una vista d'insieme iniziale le bastò per assaporare e pregustare il piacere di esplorare quel grande valore che le si poneva a disposizione, poi s'inchinò, per cominciare la scoperta dai ripiani più bassi, per abitudine o per ripercorrere un gesto compiuto fin dall'infanzia.
Una scorsa veloce ai titoli per accantonare quelli di storia e di politica e per fermarsi dove più la curiosità le solleticava la mente; filosofia, psicologia e romanzi, per quell' infinito e forse inutile desiderio di comprendere la vita.
Ce n'erano troppi e dovette sedersi, cominciò a sfilarli timidamente, guardandosi le spalle per vedere se tornava il suo ospite che era andato a preparare il the, sentiva un rumore di stoviglie provenire dalla cucina e si mise più comoda e ricominciò a sfogliare con interesse.
Ben presto quell'atto così familiare la assorbì completamente, sceglieva i volumi da leggere, ne scorreva qualche paragrafo, li impilava sul pavimento e riponeva quelli che non risvegliavano il suo interesse immediato, e la voce di lui che arrivava con il vassoio la fece sobbalzare come una bambina scoperta con le mani e la bocca piene di caramelle.
Si girò con aria colpevole, rendendosi conto della quantità di libri che aveva tirato fuori e che non avrebbe potuto leggere in così poco tempo e cercò di decifrare l'espressione di lui che forse non avrebbe gradito un'intrusione così plateale.
Lui la stupì ancora una volta, sedendosi per terra a sua volta, appoggiò il vassoio di fianco a lui e prese un biscotto, lo divise in due, metà la addentò con misurata flemma e metà l'avvicinò alla bocca di lei che era ancora socchiusa per la sorpresa.
Mangiarono il biscotto in silenzio, guardandosi, lui versava il the e lei cercava di spiegare cosa l'avesse attratta di quei libri, ne prese uno e cominciò a leggerne un verso, era un romanzo che parlava della passione di un uomo per la scultura del legno, ma non riuscì a terminare il paragrafo, si fermò quando la mano di lui, calda e ferma, le scostò i capelli dalla fronte.
Lui le tolse il libro dalle mani e continuò a sistemarle i capelli scuri, osservando il contrasto con la pelle candida, avvicinandosi sempre più lentamente, come se volesse prolungare quell'istante di proposito per sentire fino a che punto avrebbe potuto battere il suo cuore.
Lei ormai sentiva il suo respiro sul viso, il suo profumo con un lieve sentore di tabacco e aveva dimenticato completamente i libri e la tazza di the, tutto il suo essere era in attesa di quel contatto a cui aveva pensato ben più di una volta.
...
giovedì 4 febbraio 2016
Noi due sul divano
Sai ho fatto un sogno
di noi due, sul divano
le gambe intrecciate
e un libro in mano
"Il tuo di che tratta?"
Ti chiedo, suadente
tra una riga e l'altra.
Spiegamelo con le mani
racconta fino a domani
una storia da ricordare
io poi ti racconto la mia
le mie mani sanno tante trame
e tu mi rubi le parole dalle dita
usiamo la pelle per rivelare
e gli occhi non le parole
il tuo sguardo brilla di storie
potrei ascoltarlo per ore
sei tutti gli sguardi che vorrei.
Si sta così comodi su questo divano
tu sei il mio libro
e io, sono, nella tua mano.
venerdì 29 gennaio 2016
Sogno
- Ho fatto un sogno-
- Cosa?-
- Ho sognato di fare la maestra-
- Tu fai la maestra-
- Si, è vero, ma ho fatto anche un altro sogno-
- Racconta...-
- Ho sognato di vivere su una barca, grande, bellissima, piena di libri, per tutta la vita. Girare il mondo fermandomi ogni tanto per visitare ogni luogo, ogni paese, ogni bosco, ogni radura. Scenderei a terra per curiosità, per comprare da mangiare, per parlare con le persone. Mi lascerei affascinare dai luoghi che intravedo dalla costa, dalla loro storia, dalle leggende più lontane. Dovrei sapere tanto di ogni luogo; i modi di fare e di vivere e avere denaro in valute diverse. Dovrei leggere qualcosa di ogni posto che andrei a visitare e per me non sarebbe affatto faticoso...
Saprei in anticipo come dovrei vestirmi e farei apposta a trovare abiti e accessori adatti e spesso mi travestirei volentieri, da uomo, per non attirare l'attenzione.-
- Sarebbe bello ma non potresti più fare la maestra e ci vorrebbero tanti soldi.-
- Si, ci vorrebbe un lavoro ben retribuito, da poter fare ovunque, quindi ho pensato di fare la scrittrice; sarebbe una diretta conseguenza della mia passione per la lettura...
Scrivere durante la navigazione è la cosa più naturale; il dondolio e il rollio sulle onde cullano i pensieri e le ispirazioni, l'umidità salata stimola i sensi e l'istinto di sopravvivenza, potrei scrivere avventure, storie di viaggio che intrecciano realtà ed immaginazione piene di sensazioni quasi tangibili...-
- Per guadagnare tanto dovresti diventare famosa.-
- Non mi interessa guadagnare tanto e tantomeno diventare famosa, vorrei solo guadagnare abbastanza da vivere sulla mia barca, sempre in movimento, fermarmi talvolta solo per il desiderio di correre su un prato, accarezzare l'erba, ascoltare la voce del bosco, cose così, che ti rimettono in pace e non si pagano. A volte invece avrei voglia di vedere facce nuove, diverse da quelle dei soliti marinai e allora scenderemmo tutti a terra e andremmo al mercato o ad una festa a respirare calore umano e a metterci alla prova per stile di approccio e di conversazione.
Ho fatto un sogno, anzi due, uno l'ho realizzato; sono a metà strada.-
mercoledì 13 gennaio 2016
Liguria
Su una panchina nel sole
tra agave, ligustro e limone
mi siedo per ascoltare
il mare ha lo stesso rumore
a occhi chiusi, non scompare
abbraccia ricordi, li sente mormorare
un respiro congiunge sensi e pensieri
anche ciò che non puoi raccontare
attendere il treno su questa panchina
è solo una scusa per riempire i pori
e i sensi, di caldi sentori.
domenica 27 dicembre 2015
Di vizi e di virtù
Ho il vizio di considerarmi virtuosa
ho la virtù di riconoscere i miei vizi
e i vostri,
e di accettarli come fossero abiti,
da cambiare a seconda dell'umore
da indossare pochi minuti,
giorni, ore
da portare con decisione
con tutto l' impegno che serve
con tutto l' impegno che serve
per comportarsi come si vuole
con tanta cura e dedizione
non basta stupire con un'impressione
ma conquistare in continuazione
con vizi obbrobriosi, da condannare
sguardi pieni di calore
racconti da far arrossire
braccia lisce da esibire
saper farsi desiderare
e proprio allora spostarsi altrove
a distribuire le virtù
e condividere la gioia dei vizi.
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