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sabato 10 ottobre 2020

Ispirato esperimento

Ma di preciso,
di sperato, 
disparato disperato
si vive?
O se ci si spara
e si aspira, 
e si spera, 
di prendere il punto preciso
poi si spira?
Inafferrabile spirito. 

martedì 14 aprile 2020

La pandemia è solo una fase

Il primo mese di clausura è passato, tra l'incredulità per ogni nuova restrizione e il desiderio di piangere sempre latente, sempre sul bordo, pronto ad afferrare una parola di troppo o di meno per strabordare.
Siamo ancora in salita, non si vede nessuno sbocco di libertà, nessuna prospettiva di apertura, nessuna idea veramente costruttiva da parte del governo. Le persone continuano a morire e a finire in ospedale e quelli che stanno peggio sono proprio gli operatori, medici, infermieri e altre professionalità che vi girano attorno.
Come reagire a questa tragedia?
Lamentandosi, lamentandosi di chi si lamenta, imprecando semplicemente?
Esco spesso con il cane per passeggiate regimentate come distanza, e ho dovuto accontentarmi della via anziché del parco, per ordinanza del sindaco che ritiene ci si assembri di più nel verde piuttosto che davanti a casa. Domani scendo e disperdo tutte le zanzare, e anche le formiche volanti, e se arrivano i vigili gli dico che stavo evitando gli assembramenti.
Il terzo lunedì di quarantena mi sveglio e mi rendo conto che è il primo giorno che non sento di avere le lacrime pronte a sbordare. Mi illudo che andrà tutto bene e che finirà presto ma i dati continuano ad essere preoccupanti.
 Ogni sera la protezione civile fa questo giochino macabro, la lettura dei numeri dei nuovi contagi e dei nuovi morti, all'inizio tralascia proprio le guarigioni perché non fanno notizia. Smetto di seguirli dopo i primi giorni perché mi rendo conto che quelle conferenze stampa aumentano l'angoscia, approfitto di quell'orario per portare fuori il cane, immagino che siano tutti davanti alla tv e non dietro i vetri a spiare chi esce.
Mio zio che stava a Milano muore, contagiato nel circolo dei vecchietti che frequentava alla sera, c'è stata una strage in quel circolo.
Mio figlio mi fa notare che guardo troppi telegiornali e che parlano solo della pandemia e che ormai se lo sogna anche di notte, il telegiornale.
Il mio compagno è bloccato in città perché lui continua ad andare in ufficio, per fortuna abbiamo le videochiamate così continuiamo a vederci. Salutarci quella sera è stato tremendo, sapevamo che non ci saremmo più visti per chissà quanti giorni, è stata quella la cosa più dura, staccarsi da lui brutalmente, senza prospettive, senza un appuntamento futuro.
Nei momenti di forte dolore pare che ci siano delle fasi da attraversare, la negazione, la rabbia, l'angoscia, l'accettazione, che è l'inizio della guarigione. Ecco io mi sento in questa fase ora, anche se mal sopporto la parola "accettazione", mi fa pensare a una sconfitta, alla disfatta della volontà.
Come si fa ad accettare questa tragedia mondiale?

lunedì 9 marzo 2020

La scuola ai tempi del #covid19


Tornare a scuola senza i bambini è paradossale.

Che maestra sono senza di loro?

Cosa c'è nel mio "essere maestra"  se non posso esplicitarlo nella relazione con i bambini?

Sicuramente potrei mandare avanti la documentazione pedagogica, la nostra amata/odiata serie di fogli da riempire per descrivere il nostro fare quotidiano, le dinamiche di relazione del nostro gruppo di bambini e di famiglie e di lavoro.

Potrei riordinare le bacheche di avvisi e notizie, ripensare contesti gioco e aggiornare le pagine del nostro strumento di lavoro. Potrei condividere con le colleghe, a debita distanza, le perplessità e le paure sulle vicende che ci coinvolgono tutti. Come cittadini, non solo di Parma, la nostra piccola bella città capitale della cultura di quest'anno sventurato, ma cittadini di un mondo complesso e talmente interconnesso che "il battito di ali di un pipistrello in Cina può scatenare un uragano" anche nella nostra cara e incauta, Italia.

Più che recriminare e cercare ragioni, credo che la cosa migliore da fare, per il mio orgoglio da insegnante, sia semplicemente di progettare un futuro prossimo (spero). Predisporre una certa quantità di proposte ludiche e didattiche per riaccogliere il gruppo di meravigliose personcine che in tutto questo tempo saranno già cresciute, cambiate, con dei vissuti diversi dal solito.

Come è stato per tutti noi.

Ci eravamo lasciati con la promessa di una festa di carnevale, con la preparazione delle maschere che stavano realizzando con cura, con i colori preferiti, su misura.

Cosa avranno voglia di fare al loro ritorno, a parte riabbracciare gli amici?

Cosa vorranno raccontarci, con le parole o con il loro gioco?

Come rassicurarli sul fatto che anche in questo tempo immobile abbiamo pensato a loro?


mercoledì 31 luglio 2019

Faidì s'aliga tua


Che cattivo gusto quegli orrendi cestini per gettare l’immondizia sparsi per tutta la città. Meno male che a Oristano non ci sono, io proprio non li posso soffrire. Ho viaggiato per l’Italia in lungo e in largo, e anche in diverse città europee, e ovunque ho notato quegli antiestetici e volgari cestini che ci ricordano un’attività così poco nobile come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Invece la città di Oristano, antico capoluogo di quella meravigliosa isola che si trova, casualmente, al centro del mediterraneo, è davvero all’avanguardia in questo senso. Pochissimi cestini e tutti ben nascosti, in modo che gli abitanti e i numerosi turisti, non li vedano e quindi non si deturpi la nobile immagine della piccola città.  E per fortuna, quei pochi che ci sono, versano in condizioni disastrose e stanno insieme solo per buona volontà, così, i solerti operatori ecologici, che li svuotano con sollecitudine, avranno pietà di loro e li porteranno, prima o poi, all’ecocentro di smaltimento. Chissà cosa ne penserebbe, la coraggiosa e moderna Eleonora d’Arborea, di quella pessima abitudine di disseminare, in ogni via, quegli orrendi contenitori. Inutile che gli architetti più famosi e creativi del mondo, si ostinino a progettarne sempre di nuovi per forma e materiale. E’ la sostanza che conta, come si suole dire, e certa sostanza non piace a nessuno. Meglio dimenticarsene, far finta di niente, nascondere la polvere sotto il tappeto, nonostante ci troviamo nella letteraria “isola del vento”, battuta giornalmente da maestrale o da scirocco. I turisti si arrangino, gli abitanti sono già abituati a gettare tutto per terra, che si tratti di chewing gum, cicche di sigarette, cartaccia varia. Le persone civili si portino a casa o in albergo, i loro residui, persino i sacchetti di plastica contenenti le deiezioni canine, o che le lascino pure sui marciapiedi, come fanno in tanti, che ognuno lavi i panni sporchi a casa propria! Che importa se tutti pagano le tasse sui rifiuti, non ci si può certo aspettare che altri, il comune o la regione o chi per loro, si occupino della nostra spazzatura personale. Pazienza se uno è di passaggio, se sta in campeggio o in chissà quale struttura ricettiva, l’immondizia, qui, è una faccenda privata e personale e se ne deve occupare in maniera discreta.




mercoledì 5 luglio 2017

Accumulo di pensieri

"Accumulare" è un verbo il cui significato mi provoca ansia.
Il fatto di accumulare oggetti, abiti, riviste, provviste, sottintende un senso di povertà di risorse interiori; come avessimo bisogno di ancorarci agli oggetti, esterni, altro da noi, per affrontare la vita con sicurezza. Questo comportamento aveva senso nel dopoguerra non certo ai giorni nostri in cui i negozi e i mega centri commerciali sono aperti ogni giorno dell'anno h24.
Credo ci si debba liberare di certi preconcetti che ci hanno inculcato in famiglia sull'opportunità di non buttare via niente e di avere una certa scorta di tutto quanto possa esserci utile prima o poi nella vita. Se non per altro per abitare al meglio le nostre stanze sempre più piccole, i nostri momenti liberi sempre più preziosi che passati a spolverare oggetti anche belli magari, ma inutili.
In cucina si può improvvisare; se restiamo senza tonno pinne gialle pescato nell'oceano pacifico e subito inscatolato, si può provare a condire la pasta con le lenticchie cotte con pomodoro, peperoncino, cipolla e sedano freschi, come si faceva ai tempi andati. Certo, per cucinare ci vuole tempo, forse possiamo alleggerire le nostre giornate da impegni imposti socialmente (a parte il lavoro) tipo frequentare posti alla moda, vedere determinati programmi televisivi, fare shopping in luoghi lontanissimi perché più in voga. Forse possiamo evitare di postare ogni nostro spostamento sui social e poi rispondere ad ogni commento per "accumulare" il maggior numero di "like".
Forse cucinare la pasta con le lenticchie non è la massima aspirazione della maggior parte degli individui ma vi posso assicurare che ci guadagna il gusto, il piacere del palato e dei cinque sensi nel lavorare verdure fresche, la salute e soprattutto l'autostima.
In fondo cucinare, come ogni attività manuale non ripetitiva, è un atto creativo e che predispone alla riflessione e alla meditazione.
L'unica cosa che posso tollerare di accumulare sono i libri, letti, disposti con un certo ordine e con il titolo o la copertina ben visibili in modo da ritrovarli subito in caso di bisogno.
I libri sono la mia carta da parati preferita, arredano l'anima e la casa.
Anni fa accumulavo anche le riviste ma internet ne ha cancellato l'utilità.
Ho conosciuto addirittura persone che accumulavano altre persone chiamando amici semplici conoscenti che non avevano nel cuore solo per l'ansia di non sentirsi soli.
Ora mi fermo con questo accumulo di parole che libera pensieri
ma riempie questo post, poso la penna e mi disarmo.

lunedì 11 luglio 2016

Pace e tempesta

Tu pensi che io ti stia aspettando in questa calda domenica d'estate mentre svolgo lentamente le faccende di casa per darle un'impronta di freschezza.
Credi che ti aspetti mentre, tra un lavoro e l'altro, do un'occhiata al telefono per leggere un tuo eventuale messaggio, per trovare un fugace saluto.
Credi che pensi solo a te mentre, distesa sul letto a leggere un libro, mi immergo nella storia cercando di trovare sensazioni provate con te, inutilmente, perché questo è un thriller ed il nostro modo di stare insieme è improntato alla gioia.
Riscoprirmi con le labbra secche e stendervi subito un velo di burro di cacao è istintivo, ma non lo faccio per te, per rendere le mie labbra più morbide ai tuoi baci, stasera; quando saremo insieme.
Come staremo stasera?
E' sempre una sorpresa, è sempre una scoperta...
Avremo voglia di parlare di noi? Avremo voglia di raccontarci la nostra giornata?
Avremo voglia di toccarci lievemente, durante la cena, come per affermare il nostro desiderio? Avremo voglia di ritrovarci soli, nudi, con questo caldo?
Avremo voglia di dirci quelle parole d'amore che ancora non chiamiamo così, che ancora non osiamo definire, per paura di bruciare i tempi e rovinare tutto?
Ho preparato per cena, la verdura è pulita, la frutta è in fresco,
ho già in mente come disporre la tavola, ho steso la focaccia con cura,
sta lievitando dolcemente, come l'attesa (di te?) e la voglia di vederti.
Niente mi fa sentire femminile come l'attesa.
Altre volte ho atteso qualcuno con un'ansia che mi rodeva dentro, attendere te ha un altro sapore; un gioioso sapore d'intimità, come se non ci fosse nulla di più giusto, finalmente.
L'unica tensione è stare bene insieme, entrambi, sembra una cosa così scontata e invece è così nuova e allo stesso tempo semplice, semplice come tutte le cose che abbiamo fatto insieme, e le altre cose che sono diventate nuove proprio perché fatte insieme.
Sei pace nell'anima, sei tempesta nei sensi, forse è vero che stavo pensando a te.

mercoledì 25 febbraio 2015

Domande

Chissà quando si smette di farsi delle domande, chissà se un giorno si può arrivare ad avere tutte le certezze e le risposte, se i dubbi svaniranno e si sarà completamente certi di aver compiuto le scelte ideali. Chissà a quale età si diventa saggi e se succede in un attimo o ci si arriva pian piano, per gradi e quindi non si sa mai esattamente quando si è cominciati ad esserlo oppure, se magari un giorno ci si sveglia senza più tentennamenti, sicuri di ogni azione e delle intenzioni di chi ci sta intorno.  Chissà se gli amici si stancheranno di ascoltare domande sempre più contorte e pensieri profondi ma dai contorni sfumati e divergenti, e le domande resteranno uguali o muteranno in base al grado di consapevolezza raggiunto. Meglio godersi l'attimo senza farsi domande? E come si fa a godere fino in fondo di qualcosa che non si riesce a comprendere fino in fondo? Osservando i bambini e gli animali? Loro sono in grado di godere e vivere in modo intenso ogni attimo, forse perchè hanno meno cognizione del tempo, allora forse dovremmo dimenticare parte di ciò che sappiamo per arrivare ad un'altra consapevolezza? Scrivere aiuta solitamente a dipanare i pensieri e chiarirli a noi stessi; siamo fatti di un corpo che ci permette di provare svariate sensazioni, un'anima con le sue infinite sfumature di sentimento e una mente che cerca di presiedere a tutte le informazioni che raccoglie, tre parti di noi che lavorano insieme e ancora più domande di prima...

domenica 11 gennaio 2015

Un rifugio

La solitudine è sempre da evitare?
Si può definire solitudine quel lasso di tempo in cui ci si rifugia nel proprio studio, alla propria scrivania, in cucina o in qualunque altro luogo scegliamo di stare soli con noi stessi
e il nostro impulso creativo? 
Come si potrebbe altrimenti definire un luogo o uno spazio che si cerca ad ogni costo, regolarmente, per esplorare e sperimentare la propria creatività o anche,
 semplicemente, per gustarsi una buona lettura?
Questa "solitudine" è necessaria, è fondamentale per favorire la concentrazione,
 le idee arrivano sempre, in ogni situazione, in mezzo a qualsivoglia numero di persone,
ma per realizzarle bisogna trovare la solitudine e l'atmosfera propizia e adatta.
 In questo caso l'isolamento diventa un rifugio appetibilissimo, da rompere solo qualora si sia soddisfatti della propria "creatura" da condividere poi con chi desideriamo,
e quando, finito un libro avvincente, si va subito a magnificare a chi è a noi vicino.
Chi ricerca questo sorta di ritiro non conosce la noia,
osa vivere e praticare le proprie passioni,
non cerca scuse e non si lamenta della mancanza di tempo, perchè ogni minuto
può essere utile per progettare, ideare, documentarsi, leggere un altro capoverso.