lunedì 10 aprile 2017

Apprendista eroe

Dell'umiltà so che quando leggevo le fiabe non mi permettevo di immaginarmi principessa, forse per quei condizionamenti familiari che mi attribuivano poca femminilità con il titolo di "maschiaccia", che io, peraltro, ho sempre considerato un complimento.
Nella definizione opposta "femminuccia" leggevo sempre un'accezione negativa, come anche in quella più sessista di "è proprio una femmina" che racchiudeva una miriade di significati con il sottinteso comunque che le qualità femminili portate all'estremo, fossero qualcosa di cui vergognarsi.
Forse per questo mi piaceva identificarmi con l'eroe e avrei voluto esserne lo scudiero (apprendista eroe) per poter salvare le fanciulle in pericolo e insegnare loro, con il mio esempio, a salvarsi da sé; che è più gratificante.
Che poi, chissà perché tutte queste fanciulle perennemente in pericolo secondo la tradizione popolare, come se per le "femmine" qualsiasi situazione potesse essere un problema insormontabile senza la presenza del maschio salvatore.
Eppure eravamo noi bambine ad andare a casa di nonna a prepararle da mangiare quando stava male, o a fare la spesa attraversando strade e affrontando draghi e orchi e tutti i vecchietti che cercavano di saltare la fila rubandoci il posto, perché si sa che i vecchietti sono molto impegnati.
Certo, il fatto di crescere in una famiglia numerosa e piena di maschi era un'occasione per mettersi alla prova continuamente: a chi saliva più in alto sugli alberi, a chi stava più tempo sott'acqua, a chi scalava la collina più scoscesa e spinosa. Il tutto scalzi, naturalmente, per non rovinare le scarpe e per non scivolare perché quando ero piccola io le scarpe da femmina erano solo le ballerine con il fondo piatto e la suola di cuoio.
Per me e le mie sorelle era un vanto riuscire a seguire i fratelli nelle scorribande, tutti magri, neri e piccolini, con i capelli tagliati a scodella, irriconoscibili sessualmente se non per i vestiti fatti dalla sarta che mamma ci costringeva a portare e guai se avessimo sciupato.
Anche il temperamento per un po' ne ha sofferto, negli anni delle elementari non disdegnavo le risse e ne uscivo spesso integra al contrario dei malcapitati che tornavano a casa con la maglietta strappata e del sangue che fuorisciva da qualche parte, ma per fortuna erano i tempi che i genitori non si intromettevano nelle questioni tra bambini.
Molto lentamente sono diventata donna e ancora più lentamente femminile e convinta delle superbe possibilità del mio genere ma non dimentico quello spirito combattivo che mi ha aiutata a crescere.