mercoledì 19 aprile 2017

Inaspettata certezza.

Sei tu?
Eccoti dunque
dov'eri nascosta?
Sotto il ghiaccio di passi pesanti
nei bagliori sognanti di sguardi distratti
tra le pieghe di leggeri indumenti
nell'attesa, fiduciosa, di tepori dimenticati.
E ogni volta quel dubbio
pretestuoso, insolente, grottesco
del tuo ritorno.
Ma ora sei qui.
Inaspettata certezza
sospirata magia
risvegliami,
aprimi,
illuminami,
finalmente, primavera!

giovedì 13 aprile 2017

La vita in città è semplice

Bene, dopo solo tre giri dell'isolato sono riuscita a trovare un parcheggio, si due euro mi pare tanto ma ho ben due ore, dovrei riuscire a prenotare quella visita che vorrei fare da tempo anche se la sala d'attesa dell'ospedale fosse piena di vecchietti.
Incredibilmente faccio appena in tempo a rispondere a due messaggi che tocca a me e mi avvicino allo sportello con la prenotazione in mano e la trepidazione per quest'appuntamento che bramo come se dovessi incontrare un principe delle fiabe.  Si perché questa visita avrei dovuto farla a novembre, l'avevo già prenotata da mesi, ma per problemi familiari ho dovuto disdirla e voi non ci crederete ma certe visite si possono disdire ma non spostare o prenotare telefonicamente, forse il computer della Ausl funziona a senso unico! Spingo nella finestrella dell'impiegato il mio plico di fogli, (chissà perché scrivono solo due righe per pagina) e gli regalo il mio sguardo più languido e un doppio battito di ciglia che avrebbe steso qualsiasi barista o commesso. Ma lui non si lascia per nulla impressionare, si vede che i burocrati fanno dei corsi di resistenza appositi e mi fa capire che la mia prenotazione è troppo vecchia per procedere a prendere un appuntamento. Senza perdere l'aria da miss "fanciulla bisognosa quasi in pericolo" gli rispondo che avevo già un appuntamento che ho dovuto cancellare, cosa che ho fatto nei tempi dovuti e che fa di me un' esempio di etica quasi inarrivabile. Il gentile impiegato ne riconosce il valore ma questo mio gesto degno di onore e gloria nei secoli dei secoli ha fatto decadere la validità della mia prenotazione. Però per scrupolo, decide di chiamare la sua dirigente, dottoressa G. (non in medicina, suppongo, credo più in complicazione delle normative di accesso ai servizi e di riempimento di sale d'attesa di svariati studi medici), questa purtroppo conferma il suo dubbio: avendo io disdetto (che disdetta!) la mia precedente visita, ho perduto ogni possibilità di riutilizzare quella prenotazione. Quindi ora non mi resta che tornare dal medico di famiglia, dall'altra parte della città, tenendo conto dei suoi orari, e solo dopo aver ottenuto una richiesta identica a quella che ho in mano (4 fogli) tranne che per la data, potrò ritornare a questo sportello, nell'orario apposito, perché questa visita si prenota solo qui, per tutti gli abitanti di Parma e provincia, forse per la ricca accoglienza che offre agli utenti. Visto che devo fare altri due giri, penso che farò il terzo all'ufficio relazioni con il pubblico per denunciare questa assurdità e chiedo all'impiegato di dirmi gentilmente il nome del suo dirigente e lui mi spiega anche in modo dettagliato dove recarmi per reclamare. Comunque per questo vivace e interessante scambio di visioni ho perso solo venti minuti, quindi decido di fare un giro per i negozi  per rilassarmi e magari ritrovare il sorriso tanto ho ancora un'ora e 40 minuti nel biglietto "gratta e parcheggia". Ritorno alla macchina per avvicinarmi al centro città e mi avvio nel traffico con ammirevole calma, con la radio accesa e i finestrini aperti, entrambi, fa caldo, c'è vento, vuoi vedere che... no, impossibile, il biglietto non può volar via, penso fiduciosa mentre questo scivola dal cruscotto e vola, leggiadramente, fuori dal finestrino.

lunedì 10 aprile 2017

Apprendista eroe

Dell'umiltà so che quando leggevo le fiabe non mi permettevo di immaginarmi principessa, forse per quei condizionamenti familiari che mi attribuivano poca femminilità con il titolo di "maschiaccia", che io, peraltro, ho sempre considerato un complimento.
Nella definizione opposta "femminuccia" leggevo sempre un'accezione negativa, come anche in quella più sessista di "è proprio una femmina" che racchiudeva una miriade di significati con il sottinteso comunque che le qualità femminili portate all'estremo, fossero qualcosa di cui vergognarsi.
Forse per questo mi piaceva identificarmi con l'eroe e avrei voluto esserne lo scudiero (apprendista eroe) per poter salvare le fanciulle in pericolo e insegnare loro, con il mio esempio, a salvarsi da sé; che è più gratificante.
Che poi, chissà perché tutte queste fanciulle perennemente in pericolo secondo la tradizione popolare, come se per le "femmine" qualsiasi situazione potesse essere un problema insormontabile senza la presenza del maschio salvatore.
Eppure eravamo noi bambine ad andare a casa di nonna a prepararle da mangiare quando stava male, o a fare la spesa attraversando strade e affrontando draghi e orchi e tutti i vecchietti che cercavano di saltare la fila rubandoci il posto, perché si sa che i vecchietti sono molto impegnati.
Certo, il fatto di crescere in una famiglia numerosa e piena di maschi era un'occasione per mettersi alla prova continuamente: a chi saliva più in alto sugli alberi, a chi stava più tempo sott'acqua, a chi scalava la collina più scoscesa e spinosa. Il tutto scalzi, naturalmente, per non rovinare le scarpe e per non scivolare perché quando ero piccola io le scarpe da femmina erano solo le ballerine con il fondo piatto e la suola di cuoio.
Per me e le mie sorelle era un vanto riuscire a seguire i fratelli nelle scorribande, tutti magri, neri e piccolini, con i capelli tagliati a scodella, irriconoscibili sessualmente se non per i vestiti fatti dalla sarta che mamma ci costringeva a portare e guai se avessimo sciupato.
Anche il temperamento per un po' ne ha sofferto, negli anni delle elementari non disdegnavo le risse e ne uscivo spesso integra al contrario dei malcapitati che tornavano a casa con la maglietta strappata e del sangue che fuorisciva da qualche parte, ma per fortuna erano i tempi che i genitori non si intromettevano nelle questioni tra bambini.
Molto lentamente sono diventata donna e ancora più lentamente femminile e convinta delle superbe possibilità del mio genere ma non dimentico quello spirito combattivo che mi ha aiutata a crescere.

mercoledì 29 marzo 2017

Il pesce che ero.

Di quando ero un pesce mi ricordo la spensieratezza, la gioia di esplorare il mare e fare tanti incontri.
Andavo in giro così, per pura curiosità, non perché avessi fame o dovessi trovare
qualcosa o qualcuno. Mi piaceva incontrare tipi come me; impegnati nella ricerca
di alcunché se non dell'appagamento della propria, inesauribile, curiosità.
Nei fondali più profondi non si vede niente, bisogna intuire le informazioni
dal tipo di pinne in cui ci si imbatte.
Alcuni pesci hanno le pinne morbide, lisce, piacevoli da toccare,
con  questi viene voglia di giocare, sbattere e fare un po' di strada insieme.
Alcuni hanno le pinne tentacolose, viscide e mollicce e non sai se hanno voglia di giocare
o di digerirti con i loro sudori.
Le pinne cicciotte e piene di energia vanno bene da battere per suonare i ritmi più movimentati.
Poi ci sono  pinne secche e screpolate che avresti voglia di riempire di bava per idratarle
e farle diventare morbide e comunicative.
Con altre si potrebbe danzare per ore senza annoiarsi.
Io ero un pesce piuttosto vivace, non stavo mai fermo nello stesso mare per troppo tempo,
 un giorno, dopo una lunga assenza e come sempre quando avevo bisogno di chiarirmi le idee,
decisi di tornare a casa per capire se tutti quelli che avevo incontrato
erano proprio pesci o chissà che altro.
 A questa domanda avrebbe potuto rispondermi soltanto la mia mamma-uccello.


martedì 21 marzo 2017

Briciole di stella

Splendi per me dolce Luna
danza con Sirio
illumina Venere
col tuo lieve candore
fa che io trovi il coraggio
di dire al mio amato che l'amo.
Guidami Stella, portami a casa
unisciti lenta
alle tue sei sorelle
come da sempre
fai per noi marinai
cosi' tra le onde
trovero' la mia strada.
Brillate, voi, Astri
intorno allo sguardo
splendete piu' forte
senza stancarvi
d'ispirare poeti,
canzoni e preghiere
di essere ammirati
da infinite creature
briciole spente da voi generate
all'eterna ricerca
di quell'intreccio lontano.

sabato 4 marzo 2017

Racconta, vento

Il vento soffia                                      
 soffia e racconta
e non posso fare altro
che starlo ad ascoltare.
Sento la sua voce
che arriva da lontano
sento il suo respiro
che si insinua nelle fessure
e gonfia i panni stesi
fino a farli asciugare.
Non sono l'unica
che lo ascolta per ore
l'ho visto fare
agli alberi e al mare.
Si parlano a lungo
raccontano storie
muovendosi con grazia
in armoniosa danza.
Prendi le mie onde
disse il mare,
sollevale, vento
e falle ritornare.
Porta via i miei semi
disse il bosco,
portali in un posto
dove potranno fruttare.
Il vento ascolta e passa
e nel suo abbraccio raccoglie
semi, gocce e parole
per raccontare altre storie.
Dovrei imparare dal vento
a farmi sentire soltanto
dagli ostacoli che scontro
dagli alberi e i mari che incontro.

domenica 26 febbraio 2017

La ballerina di Prato

Sembra una campana ma e' una ballerina
dal carillon e' fuggita e sentendosi seguita
per non farsi trovare ha imparato a suonare.