domenica 4 settembre 2016

Un vecchietto


C'è un vecchietto che si consuma lentamente, il suo corpo si riduce, il suo spirito è forte nella sua decisione di smettere di lottare.
Ogni tanto si distrae da questo proposito ed emerge la sua voglia di raccontare.
Chissà se è il suo corpo malato a suggerire la resa o è il suo spirito ad accelerare la consunzione. Si rifugia in brevi momenti di non-lucidità come a difendersi dalla vita o a trovare una giustificazione alla sua resa. Ha fatto di tutto in 85 anni, ha avuto tutto quello che voleva contando sulle sue forze, ha smesso di desiderare e di costruire.
Ora può solo raccogliere l'affetto di chi ha intorno.

Si sveglia di notte per andare a pagare le bollette o a lavorare e sa ridere di sé e dei suoi momenti bui.  Ha la bocca impastata e i suoi farfugli e deliri confondono ma non nascondono un grande babbo; è sempre lì, tra la pelle sottile e le ossa gelate con le sue imprecazioni e i sorrisi sdentati.
Di giorno non si capisce quello che dice e di notte ogni frase è più chiara come se la coscienza fosse più vicina al delirio nell'umidità dell'aria notturna.
E' nato in un epoca in cui non si usava manifestare l'affetto e non credo che avrebbe mai immaginato di ricevere tante carezze e cure come merita e come sta vivendo ora.
Come si fa a salutare un genitore?
Come si fa a lasciarlo andare?

Forse non puoi più raccontarci della tua vita incredibile allora potremmo farlo noi per te, babbo.