domenica 1 marzo 2015

Domenica pomeriggio

Domenica pigra, anche il sole sonnecchiava, sbucava dalle nuvole senza troppa convinzione, entrava dalla finestra lasciando sul pavimento una scia di lucentezza e calore che scaldava i piedi, scalzi, quando ci si camminava sopra. Lui l'aiutava a sparecchiare e a mettere a posto i piatti in un andirivieni tra il riflesso caldo, il pudore delle tende, il volume basso del televisore ed il profumo del caffè. Metteva a posto una pentola e le dava un bacio lieve, asciugava una posata e lei glielo dava indietro, inchinandosi poi maliziosamente per riporre le bottiglie nella cantinetta. Con leggerezza, senza intenzione, la domenica è pigra, non ama la fretta, l'ansia, i minuti contati. Erano ancora in pigiama, lui la barba un pò incolta, lei senza trucco, entrambi con un'aria di libertà fine, affatto trasandata. Lui la guardava senza parlare, con la sua semplicità e dolcezza riusciva a metterlo a suo agio e risvegliare il suo desiderio allo stesso tempo. Aveva voglia di fare l'amore, lentamente, a lungo, assaporando il suo corpo caldo ed accogliente...
 
Lei si girò, cogliendo il suo sguardo, leggendone il significato, e si appoggiò a sua volta al bancone della cucina, di fronte a lui, in esitante attesa, con aria indifferente.  Non voleva rendergli le cose facili, voleva essere conquistata, come una donna d'altri tempi, prolungando il gioco della seduzione.
Lui le si avvicinò e la baciò piano, con cura, senza urgenza, senza stringerla, posando le mani sul piano dietro di lei, che sentì salire il rossore al viso e aumentare i battiti. Lei gli prese il viso tra le mani, soffermandosi tra i peli della barba che le pizzicava le guance e le labbra e gli si strinse contro un pò di più. Sentiva crescere la sua eccitazione ed il bisogno di un maggior contatto di pelle, reciproco, immediato, irresistibile. Smise di pensare e di immaginare possibilità diverse perdendosi nella passione che ormai nessuno dei due riusciva più a trattenere, la pelle cercava la pelle, le mani scostavano gli abiti, gli occhi annebbiati e i respiri sempre più veloci indicavano che il gioco era finito e ora cominciava la vera comunicazione.