sabato 19 settembre 2015

Diari di una lettrice

Un libro preso in prestito dalla biblioteca comunale, ha il gusto succoso di quando, da piccola, dovevi prenderli di nascosto dalla libreria dei fratelli grandi, gelosissimi delle loro cose. E' un libro usato, ha una sua storia, l'energia di chi lo ha letto prima, l'impronta dei sentimenti che ha suscitato. Profuma di carta vecchia e ha l'aria di contenere grandi verità, come un antico tesoro. Allora bisognava trovare il momento giusto per leggere o il luogo più nascosto perchè nessuno si accorgesse del "prestito", anche il tragitto poteva risultare pericoloso, bisognava camuffare l'oggetto prezioso con noncuranza, avvolgerlo magari in una felpa e muoversi senza farsi notare troppo. La punizione per essere scoperti erano grida e strattoni ma si poteva arrivare facilmente anche alle botte, non si poteva chiamare la mamma in difesa pena la perdita della dignità personale. Ho dei ricordi di lunghissime sedute in bagno (non per problemi di stitichezza) e di relative letture di libri di ogni genere, credo di aver imparato di più da quei momenti che dai libri scolastici delle scuole elementari.
Quando ero piccola non c'era ancora Wikipedia e neanche internet ma avevamo in casa una vera ricchezza: l'enciclopedia, mamma ne aveva comperate due generali e una medica perchè non si sa mai.
Erano ricche di illustrazioni, adoravo sfogliarle anche prima di imparare a leggerle poi mi si aprì un mondo che non sono ancora stanca di esplorare.
Leggevo per ore, seduta per terra perchè i volumi erano grandi e pesanti, leggevo la storia, guardavo le cartine cercando di immaginare i paesaggi, le distanze, le atmosfere. Poi scoprii i racconti e le fiabe che nessuno mi raccontava, le favole antiche con la morale, conoscevo più parole dei miei amici, riuscivo a pronunciare i nomi più complicati, le lettere ballavano per me dispiegandosi in una danza di significati e rimandi all'immaginazione.
Leggere per me era una necessità, un bisogno primario, cercavo di continuare anche a tavola e quando mi toglievano tutto dalle mani leggevo persino la confezione delle fette biscottate pur di continuare. Avevo quasi 9 anni quando a scuola aprirono la prima biblioteca a cui ebbi accesso, non era grandissima, ricordo una sola stanza ma strapiena di libri e non riuscivo a credere di poterne usufruire a mio piacere. Il primo giorno presi "Il conte di Montecristo", per l'avventura che prometteva di raccontare e per le dimensioni del volume che mi promettevano tante ore di favolosa magia. Ricordo ancora l'angosciante descrizione della prigionia, la sensazione di freddo e di paura della fuga con la domanda implicita:- Ma come e' possibile? Muore di gia'?-
E poi la vendetta, fredda e conquistata a caro prezzo, anche se giusta, ed il vago senso di amarezza che lasciava dietro di se', ho adorato quel libro; era un libro "da grandi".

Una parte importante nel mio amore per la lettura l'hanno fatta i fumetti che giravano da sempre a casa mia; mio babbo era un lettore appassionato di fumetti di ogni genere, dai "carta ruvida" Tex e Zagor, ai "carta liscia" Lanciostory e Monello. I miei (numerosi) fratelli maggiori leggevano Topolino, Geppo, Sturmtruppen e quelli per me a volte incomprensibili della banda Tnt.  Vari numeri di queste storie a fumetti erano sempre in giro per la casa, a nostra disposizione, con mio grande piacere, e hanno contribuito ad aumentare ed allietare la mia curiosità.
C'era il piacere dell'alternanza libro-fumetto, c'era la possibilità di sfogare il bisogno di storie lunghe e storie brevi, di dare alla mente la possibilità di sedimentare i viaggi straordinari dei primi con le, non meno intense, avventure dei secondi.
Non ho mai conosciuto la noia, non solo per la vastità della mia famiglia, ma proprio per la ricchezza derivata dalla mia prima passione che ha contribuito a dar forma al mio mondo interiore. Era meraviglioso poter disporre di tale assortimento, fino a quando uno dei miei fratelli maggiori si appassionò a tal punto al mondo dei fumetti da iniziare a farne un piccolo commercio per mantenersi agli studi. Fu allora che conobbi la frustrazione della voglia inappagata; lui portava a casa di tutto, ma noi non potevamo toccare niente perchè, se avessimo rovinato l'oggetto prezioso, avremmo potuto pregiudicarne la possibile vendita. Peraltro lui non si faceva scrupolo di leggere davanti agli altri, con noncurante sadismo. La cosa buffa era che anche lui aveva paura di sciupare i suoi albi, quindi li apriva pochissimo, leggeva scomodamente sforzandosi di indovinare più che godersi la lettura. C'era la sua stanza, chiusa a chiave in sua assenza, che traboccava di fantastici tesori che io potevo soltanto ammirare da uno spiraglio, poi cominciò a riempire la cantina, poi dovette prendere un magazzino apposta, organizzato con un ordine maniacale.
Credo che abbia ancora la cantina piena delle sue collezioni personali preferite, e secondo me, la tiene chiusa a chiave per forza dell'abitudine.
 
C'è stato un periodo, due o tre anni, nel quale mi appassionai ai libri d'avventura; i classici per ragazzi, perchè erano presenti in casa. Tom Sawyer, 20.000 leghe sotto i mari, Il giro del mondo in 80 giorni, Le tigri di Mompracem mi fecero scoprire mondi lontani, personaggi straordinari, ricchi di coraggio e di risorse interiori. Poi scoprii Piccole donne e finalmente potevo identificarmi nelle protagoniste fino in fondo, naturalmente scelsi Jo, più vicina ai tipi impulsivi ed avventurosi dei libri precedenti, ed alla mia indole. Jo è stata per anni un modello di forza e senso della responsabilità. Come spesso succede, quando ci si affeziona ad un personaggio si desidera conoscerne tutta la vicenda umana, cosi' anche  Piccole donne crescono finì nel lato del mobile dei libri già letti ma senza suscitare tutte le emozioni del precedente. Nello stesso modo archiviai Piccoli uomini e Cuore, capaci entrambi di portarmi alla malinconia come La piccola fiammiferaia, che probabimente è stato scritto in un accesso di depressione acuto. In breve tempo esaurii i titoli presenti in casa e facevo sempre più riferimento alla biblioteca di scuola chiedendo consigli di lettura alle maestre che se ne occupavano.
Mi innamorai subito di Zanna bianca e Jonathan Livingstone, avevano il potere dei luoghi sconfinati, dei grandiosi paesaggi naturali, dei sentimenti sinceri e basilari.
A casa leggevo in qualsiasi momento e situazione, era la mia massima libertà, non avevo nessun impedimento sui temi e gli argomenti, l'unica critica era la quantità di tempo che dedicavo alla lettura (eccessiva per chiunque) che mi impediva attività più fruttuose dal punto di vista pratico.
Qualsiasi argomento vietato o tabù a casa lo trovavo sui libri, quello di cui non si poteva parlare si poteva leggere, era un meraviglioso controsenso.
A tavola era vietato leggere, pazzesco dover passare delle intere mezz'ore a nutrirsi per una inappetente come me quando io avevo solo voglia di nutrirmi di parole.

I miei non si spiegavano una tale voracità; più o meno a casa leggevamo tutti ma non con tale accanimento, credo che se avessi riversato la stessa passione in uno sport sarei diventata campionessa. Ero convinta che sui libri avrei potuto trovare tutte le risposte alle mie innumerevoli domande, che avrei potuto sapere e capire tutto di me, del mondo, della vita, di tutto ciò a cui i miei genitori non avrebbero potuto o voluto  rispondere. Come quel personaggio (di un libro, ovvio) che viveva in biblioteca per leggerne tutti i libri in ordine alfabetico per conoscere lo scibile umano.
Quanto fui delusa dallo scoprire che nella nostra epoca non si poteva più diventare onniscienti, come ai tempi di Leonardo da Vinci per via dei continui progressi e delle troppe scoperte in ogni campo di esperienza. Invece ogni libro alimentava (e continua tuttora) nuove domande e nuove curiosità e nuovi rimandi ad altri libri ed altri autori. L'antico sogno di aprire un'edicola si era ampliato nell'idea di una libreria ed infine ha trovato sbocco nella frequentazione delle fornitissime biblioteche pubbliche. Con il tempo i miei gusti si sono affinati, sono diventata più esigente e selettiva, ma, come da adolescente, se mi entusiasma un libro cerco di leggere tutta la produzione del suo autore.

Nel periodo delle scuole superiori mi nutrivo sopratutto di  libretti Harmony e racconti dell'orrore ed entrambi mi avvincevano con la stessa miscela di incredulità, paura ed attrazione. I libretti li scoprii tramite una sorella maggiore molto romantica che ne faceva collezione e per fortuna non ne era tanto gelosa quanto per i suoi prodotti per il trucco che avrei utilizzato volentieri per colorare i miei disegni. Quella lettura era per me, come credo per la maggior parte delle adolescenti di quel periodo, l'unica forma di educazione sessuale e un valido esempio di emancipazione femminile che avrei poi esplorato più a fondo in anni successivi nei manuali di auto-realizzazione.
Chissà perchè di pari passo leggevo anche gli horror, forse per esorcizzare la melensa positività dei primi o per esplorare quei sentimenti negativi che non si potevano nominare e tantomeno spiegare. Era lontana la libertà di vivere a fondo le proprie emozioni o almeno di riconoscerle con partecipe consapevolezza. Comunque la passione per i libri dell'orrore non si è riversata anche sui film, per niente, continuo a non guardarli e se ne vedo uno spezzone in pubblicità le mie mani vanno automaticamente a coprire gli occhi. Paradossalmente il personaggio dei racconti che più mi hanno spaventata è sempre un demone, nonostante i serial killer e i rapitori siano più frequenti, numerosi e facilmente incontrabili. E' l'idea dell'invulnerabilità del diavolo ad atterrirmi, implica la mia impossibilità di difesa autonoma, dovrei aspettare un altro tipo di essere soprannaturale per risolvere la situazione, questa poi si trasformerebbe in una farsa sessista; come l'attesa del principe azzurro.

L'abbuffata di horror finì in una torrida estate e l'autunno seguente scoprii i fantasy con le loro atmosfere brumose ricche di magia e i racconti pieni di amore e rispetto per la natura e creature dell'immaginazione più libera. Come sogni ad occhi aperti che portano a viaggiare in tempi e luoghi indefiniti con personaggi che si materializzano all'improvviso seguendo leggi inconcepibili.
Queste letture mi facevano sentire molto romantica e selvaggia come una creatura dei boschi e per diverso tempo mi ci dedicai totalmente. Ci sono arrivata a sentire quella sensazione di selvaggia liberta', ma ci sono voluti 20 anni...

La mia parte razionale poi prevalse e mi portò verso un'altra strada, infinita e silenziosa come l'universo: la fantascienza! Questa ha il vantaggio di essere credibile, realizzabile pur se in tempi lontani. Che bello leggere di tutte le invenzioni cervellotiche e fantastiche che si potranno realizzare e dei mondi diversissimi  che si potranno raggiungere, tutto grazie alla parte dell'uomo che più mi affascina: la mente. Ho iniziato con autori vari che non ricordo più perché sono stati cancellati dalla totale, meravigliosa produzione di Asimov che tengo in bella vista sullo scaffale per ricordare le grandi emozioni  provate durante quelle lunghe ore di lettura.
Sui suoi libri continuavo a rimuginare, immaginando possibili sviluppi delle storie e utilizzi pratici delle sue invenzioni  nella mia vita quotidiana.
Mi colpì tantissimo l'etica marcata che si palesava dietro ogni decisione e legislazione e lo spirito inclusivo e accogliente dei personaggi abituati a trovarsi davanti gli alieni più disparati con esigenze vitali e culturali diversissime tra loro.
Mi sarebbe piaciuto far parte di ogni spedizione esplorativa, di ogni delegazione diplomatica, mi sentivo sempre pronta a conoscere nuovi alieni, in effetti lo sono ancora, anche con i "normali" esseri umani. Il mio spirito sempre proiettato verso il futuro si è arricchito e aperto ancora di più alla scoperta e alla conoscenza degli altri.
La vita interiore e la vita sociale hanno bisogno d'intensità; senza vita sociale l'individuo non evolve, senza vita interiore la società ristagna.