sabato 22 ottobre 2016

Le nonne

Tante gonne nere o a fiorellini piccoli, una sopra l'altra, la bocca arcigna, i capelli raccolti, severi, l'acquavite sul comodino, ché un bicchierino prima di dormire fa bene, il primo giro in taxi, i commenti astiosi su chiunque incontrasse, i viaggi in macchina con il finestrino aperto un solo millimetro, anche in agosto, perché l'aria le dava fastidio, le vacanze al mare con la musica al minimo e non si poteva ridere troppo per non disturbarla; la nonna non buona.

Le sedie impagliate, il camino, sulla tavola sempre qualcosa da mangiare ed il vino, le caramelle nella tasca del grembiule, la crocchia grigia, le guance rosse rotonde, morbide da baciare, sempre un sorriso anche quando stava male, le galline nella stanza di su, dalla scala a pioli, e ci spiegava come chiamarle, il bagno fuori; nel cortiletto, da attraversare di corsa quando pioveva, con poca luce, che faceva paura andarci, anche di giorno, poche cose da guardare nella bassa casetta, un rosario, vecchie foto, la cassetta del cucito e le mille domande a cui non si stancava di rispondere, l'incidente per andare a casa sua, che mi aveva fatto innamorare dei biscotti "di velluto". Mi aveva insegnato a fare la maglia per fare i vestiti alle bambole, la nonna buona.

Siete state con me troppo poco per insegnarmi la vita; care nonne, ma di sicuro avevate due modalità opposte di affrontarla, ed io ho scelto la mia.